Quante volte succede che fisici, ingegneri ed inventori vari lavorano una vita intera per realizzare il loro sogno, … e poi l’oggettino partorito si trasforma crescendo in un qualcosa, diciamo, di imprevedibile? Eppure quando l’oggetto è partorito c’è ed il mondo intero deve fare i conti con esso, nel bene e nel male. Ciò è vero in particolare per la TV, ma vale ovviamente per un sacco di altre cose, concepite in tutti i tempi, con una grossa concentrazione, però, in quest’ultimo secolo appena trascorso.

Mi piacerebbe poter chiudere subito il discorso dicendo che in fondo tutto dipende dall’uso che ciascuno ne fa, ma le cose non sono affatto così semplici.

Prima cosa: la TV è proprio una bella invenzione. Intendiamoci la mania di possedere oggetti affonda le sue radici molto lontano, viene dalla natura stessa, come ci insegnano Darwin e Lorentz (perché avere una criniera o belle piume? Risposta: è una forma di adattamento evolutivo). Noi non sfuggiamo certo a questa regola. Solo che, mentre in società più antiche il desiderio di avere dei beni materiali era tenuto sotto stretta sorveglianza, nella nostra società è stato inglobato ed elevato al rango di modello. E la TV si mantiene su questo, attraverso gli introiti pubblicitari. Ecco una prima forma di compromesso: io ti propongo una serie di programmi potenzialmente attraenti, e tu in cambio guardi una serie di frammenti pubblicitari, con un loro linguaggio, che in sostanza ripropone il modello di consumo dei beni ai quali è improntato. Ovvio che siamo noi educatori a mettere in evidenza questo aspetto, visto che lo percepiamo per primi, come una sentinella dalla sua postazione collocata bene in alto. Infatti la TV è un nostro diretto concorrente nel campo della educazione. Ma mentre noi parliamo a pochi annoiati utenti, la TV parla su grande scala, quindi non quasi speranze.

Secondo: siamo veramente in grado, come adulti, di prendere le misure di questo bene, in modo che non ci influenzi negativamente ? Non tutti gli oggetti infatti fanno bene. Le armi ad esempio possono fare molto male. Una società i cui cittadini vivono armati ne deve subire le conseguenze (qui apro una strada per chi ha voglia di camminare). Che hanno di così strano le armi è presto detto: uccidono. Detto in un modo più analitico: hanno il potere di uccidere (potere esecutivo, nel senso letterale proprio). Tutti noi lo sappiamo ed infatti per acquistare un’arma serve un porto d’armi e può ottenerlo solo un’adulto maturo. Abbiamo impiegato secoli per imparare (ma lo abbiamo imparato davvero ?) a gestire la violenza, ad esempio separando il potere esecutivo da altri poteri.

Ebbene, sappiamo anche che la TV incarna oramai una grossa fetta, la più importante, del IV potere, quello dell’informazione. Abbiamo veramente imparato a gestirlo ? C’è davvero un regime di libera concorrenza ed ammesso che sia così, basta la sola concorrenza per tenere sotto controllo questo potere? Sto parlando non solo dei messaggi pubblicitari, ma anche dei messaggi veicolati dai programmi dei palinsesti. Lo scadimento dei palinsesti è dovuto anche al meccanismo del mercato che governa i palinsesti, l’indice di gradimento, che spinge le TV a mandare in onda i programmi che attirano morbosamente l’attenzione dell’utenza. Si spiegano così certi programmi che sono costruiti come i peggiori incubi notturni. Sappiamo bene come ci sentiamo quando la mattina ci svegliamo e abbiamo fatto un incubo. Esso ha influenza su di noi eccome. Agiscono come un veleno, al quale è pia illusione credere di sfuggire. Nessuno di noi è così forte, ma in particolare lo sono proprio i giovani, che giocano a fare i duri e così si sottopongono a dosi sempre più massicce di questo veleno corrosivo. Nella guerra per attirare l’attenzione dell’utenza ogni colpo è possibile, specialmente i colpi bassi, quelli sotto la cintura, quelli che mostrano il male, che dissacrano le cose buone e le regole morali e civili.

Allora dire che basta cambiare canale e che chi non lo fa è semplicemente scemo non risolve il problema, perché il numero di famiglie in cui succede questo ha fatto massa critica, quindi non è più solo un problema dell’individuo, ma della società.

Ma c’è una terza cosa da dire e per dirla ci trasferiamo all’interno di una famiglia e descriviamo la scena: - “Zitti! Devo sentire quello che sto dicendo!”- grida una voce stridula di ragazzino, anzi di bambino, perché avrà si e no 4 o 5 anni. E che diamine, sta seguendo il suo cartone preferito e mamma e papà pretendono di parlare mentre stanno mangiando. Non sia mai.

Uno) La TV è accesa all’ora dei pasti e resta accesa per un tempo lunghissimo, assorbendo le facoltà mentali dei bambini fino alla sera tardi.

Due) A decidere i programmi, tenendo bene in mano il telecomando, è il bambino, il quale si abitua così a considerare gli altri semplicemente come delle cose. Gli adulti non gli fanno più alcuna soggezione.

Tre) Il bambino si permette perfino di zittire i propri genitori. Perché i genitori spesso non reagiscano è tutto da vedere (terreno minato).

Tutto questo dà la esatta misura del punto al quale siamo arrivati ed il senso della mia personale preoccupazione. Abbiamo costruito un oggetto quanto mai delicato e lo mettiamo nelle mani dei nostri bambini, con la piena benedizione delle regole del mercato, che il modo di approfittare della situazione lo trovano comunque.

Alla prossima.

Ben Bort