Leggo questo post Disrupting Class a proposito di un recente testo (Disrupting Class: How Disruptive Innovation Will change the Way the World Learns di Clayton Christensen, Michael Horn and Curtis Johnson) sull’inserimento delle nuove tecnologie nella didattica e – da quello che capisco – mi trovo in assoluto accordo con alcune delle tesi dell’autore (del testo esaminato nel post).

Traduco il titolo – Disrupting class – come ‘Didattica dirompente’ ‘Dirompere la didattica’ (o forse ‘Disgregare la didattica’ ? qualche aiuto da colleghi di inglese?) ;  il post riguarda le innovazioni tecnologiche che se inserite nella didattica, hanno effetto dirompente. Nella definizione dell’autore, una innovazione si definisce dirompente se mette alla prova la tecnologia corrente in uno spazio dove l’attualità è comunemente assente. In altre parole: una tecnologia è dirompente se riesce a penetrare nei luoghi dove la resistenza alle innovazioni è più forte: la scuola, per esempio.

Esempi di tecnologia dirompente: la radio a transistor, il personal computer, Google.

Riassumo le tesi principali come le riassume l’autore:

  1. Ogni tentativo di ‘infondere’ l’e-learning nelle scuole è destinato al fallimento. La cosa è plausibile considerando le grandi risorse spese nel mondo per introdurre gli elaboratori a scuola e poi misurando la sottoutilizzazione e l’inefficienza degli stessi.
  2. Una delle promesse della didattica basata sul computer è la sua capacità fornire lezioni individualizzate, adattate ai ritmi di apprendimento dello studente; tale promessa non è stata mantenuta.
  3. In gran parte delle scuole, il computer è stato ‘inserito’ a forza nella didattica tradizionale e nelle tradizionali abitudini di apprendimento ottenendo risultati scadenti. Gli insegnanti continuano a tenere le loro usuali lezioni, tentando di infilare enormi quantità di nozioni nelle teste dei loro studenti (lamentandosi della distrazione provocata dai vari i-phone, laptops, ipods ecc.).
  4. La vera utilità degli elaboratori a scuola si manifesta nelle occasioni in cui la presenza fisica degli studenti a scuola è impossibile o limitata: malattie prolungate, sedi disagiate, ecc.
  5. Le possibilità di una didattica individualizzata sono drammaticamente incrementate da un uso intelligente dell’elaboratore (sottolineatura mia). Gli studenti possono avanzare ad un nuovo argomento solo quando hanno competenza sufficiente nel precedente. Inoltre gli studenti possono diventare ‘costruttori’ di conoscenza, piuttosto che ‘consumatori’ della stessa.
  6. Segue elenco di scuole con didattica ‘dirompente’
  7. Seguono osservazioni critiche al testo recensito che riguardano la scarsa attenzione al curriculum – ‘cosa’ insegniamo piuttosto che ‘come’ -, le poche ricette prescrittive – cosa fare – rispetto a quelle descrittive – cosa succede -.
  8. Tesi finale: meglio inserire tecnologie dirompenti in modo ‘non-competitivo’ con le tecnologie tradizionali, cioè inserire le innovazioni in settori limitati, con progressione, creando curriculum del tutto nuovi, piuttosto che inserirle brutalmente in grande stile direttamente nel corpo vivo delle tecnologie didattiche tradizionali.

Sottoscrivo, ove applicabile (nel senso che alcune di queste tesi sono più significative nelle scuole statunitensi o francesi e molto meno in quelle italiane), le tesi;  in particolare i numeri 4. 5. e 8.

Voi cosa ne pensate?