Matematica? A che serve? (2)

Questo è un post di prova. Quindi non prendetelo troppo seriamente.

Mi richiamo al post “A cosa serve la matematica?” anche se non sono un matematico: mi occupo infatti di altre materie (ma, a pensarci bene, si può veramente dire che esistono materie “altre” dalla matematica, materie che possono fare a meno della matematica?).

Per rispondere a che cosa serve la matematica riporto alcune riflessioni di Furio Honsell (matematico e rettore a Udine), tratte da “Nova”, l’inserto tecnologico del “Sole-24 Ore”, che mi sono apparse affascinanti e stimolanti.

Dice Honsell, contestando chi vede la matematica come una cosa fredda e astrusa:

La matematica è concreta e divertente, è uno strumento, un linguaggio, un metodo rigoroso per accrescere la nostra consapevolezza del mondo e dei limiti della conoscenza. E i matematici sono pieni di ironia, anzi, di autoironia (confermo).” Aggiunge poi: “La matematica è qualcosa di assolutamente quotidiano. E, quotidianamente, senza magari rendercene conto, facciamo ragionamenti matematici brillanti. Lasciamoci quindi guidare dalla prospettiva matematica del mondo e diventiamo consapevoli. Solo così ci si schiuderanno nuove bellezze, nuove avventure intellettuali che per sovrapprezzo ci ricompenseranno con la loro utilità. Questa prospettiva ci obbligherà ad un certo rigore, certo, alla fatica dell’autocritica, ma ne varrà la pena.”

Bello. C’è della poesia in queste parole! (cfr. anche Post dell’11 marzo)

Honsell, alla fine dell’articolo ci lascia con alcuni esempi matematici tratti dalla vita quotidiana. Ne riporto due: il primo mi sembra facile (però, come si può rappresentare matematicamente?), il secondo vedetevelo voi. Basta che non mi chiediate la soluzione! Non la so.

1) Se mia moglie è figlia unica chi è la suocera di mio cognato?

2) Ci si mette meno tempo a fare andata e ritorno dall’edicola in bicicletta quando tira vento o quando non tira vento?

Ce ne sarebbe un altro, ma prima devo pensarci su.

Alla prossima.

Arrigo Vidotto

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9 risposte a Matematica? A che serve? (2)

  1. bobcarr ha detto:

    @morena Be be be, adesso non esageriamo; vedrai che col tempo (voglio dire quando avrai la mia età) sarai meno prudente; un po per l’Alzheimer, un po perché avrai capito che anche le persone più stimate sbagliano, sono poco prudenti, sono frettolose, insomma hanno tutti quei difetti tipici dell’umanità. Prendi il mio caso per esempio (non tanto perché persona stimata ma perché anziana): bastava che – come poi ho fatto – consultassi la wickipedia un attimo e non avrei fatto una figurina. Essendo insegnanti dovremmo trarre una lezione da questo: va sempre bene documentarsi prima di parlare ma nel caso essere disposti ad ammettere lo sbaglio e riderci sopra. Comunque dici bene quando parli della considerazione delle persone che ti stanno intorno: è la cosa più importante: la considerazione dei propri simili: simili appunto, nel bene e nel male. Poi, se devo proprio essere sincero, non mi piacciono del tutto le persone “cresciute” definitivamente: spesso non hanno fantasia e voglia di nuovo, tratti tipici dell’adolescenza e della gioventù con la quale, lo confesso, mi trovo meglio.

  2. morena ha detto:

    Caro Arrigo, appena letto il tuo post (devo dire con poca attenzione e in gran velocità) ho subito pensato che la risposta al primo quesito fosse “mia madre”, ma subito ho letto anche la risposta enigmatica di Bobcarr e mi sono detta: “devo aver preso un granchio, dettato dalla fretta. Ci rifletterò su quando avrò più tempo”.
    Mi ricollego così al commento di Nardin sul rapporto genitori-figli e in particolare sul problema dell’autostima: la mia scarsa autostima nel pensare che la mia risposta al quesito 1) non fosse corretta non può certo ricollegarsi al rapporto con i miei genitori, data la mia “tenera” età. Purtroppo, anche crescendo e costruendo una propria vita indipendente dai genitori, l’autostima è comunque legata alla considerazione che hanno di te le persone che ti vivono intorno, soprattutto quelle alle quali tieni di più.
    Mi deprime costatare che anche diventando “grandi” non riusciamo a distaccarci dai rapporti “parentali ” in modo da essere sempre noi stessi. Ho parlato al plurale, ma forse è un problema solo mio, quello di non essere ancora abbastanza cresciuta.

    Alla prossima

  3. bobcarr ha detto:

    Hai ragione. Riassumendo cognato/a può essere 1) fratello/sorella di mia moglie oppure 2) marito/moglie dei miei fratelli. Allora il caso 1) è escluso perché mia moglie non ha fratelli/sorelle; resta il caso 2): mio cognato è marito di mia sorella (esiste perché implicito nella frase) e la sua suocera è la nostra comune madre. Mi spiace che questo banale errore (con buona pace di Honsell) abbia turbato le notti di Arrigo ma sono stato deviato dai suggerimenti parentali di mia moglie (la cui sorella esiste ed è mia cognata); in ogni caso possiamo concludere che benché l’ignoranza delle relazioni parentali sia dilagante la logica è salva ed è questo che conta.
    Fra le righe penso che se la prima soluzione fosse stata corretta il giochino di Honsell sarebbe stato molto più divertente.

  4. arrigovidotto ha detto:

    E’ vero che questo post doveva essere una specie di prova, però… Però per alcuni giorni, di fronte ai commenti apparsi mi sono sentito scemo. Adesso, forse, un po’ meno, perché credo di aver capito l’inghippo. Mi spiego: di fronte al primo “esercizio” che avevo lasciato (quello del cognato e della suocera) le rispooste arrivate (spec. quelle di bobcarr) mi hanno lasciato senza parole, e senza connessione. Poi ho capito. Tutto ha origine da un problema lessicale: la parola “cognato” indica, nella lingua italiana, sia il fratello della moglie, sia il marito della sorella. Pertanto se, come evidentemente ha fatto bobcarr, io non considero “valido” come cognato il marito di mia sorella (o il fratello di mia moglie), allora sì che non ci può essere collegamento sillogistico tra le due proposizioni “se mia moglie è figlia unica” e “chi è la suocera di mio cognato”! Ma se invece, come è, io considero che i “cognati” sono di due “categorie” (per parte di moglie e per parte di sorella), allora per forza il risultato è “Mia madre”. Ditemi, per favore, se ho sbagliato (e quindi sono ancora …) oppure no. Grazie
    Arrigo Vidotto
    P.S. Speriamo che questo post non capiti sotto gli occhi di Honsell…

  5. marianoemi ha detto:

    E a me viene in mente Dino Buzzati nel racconto in cui un principe compie un viaggio che si dilata all’infinito e che non gli consentirà di raggiungere i confini del suo regno, mentre l’ultimo messaggero non potrà tornare da lui prima che egli sia morto.
    D. Buzzati, I sette messaggeri da La boutique del mistero

  6. bobcarr ha detto:

    @marianoemi
    1) la mia risposta (ermetica almeno tanto quanto la domanda) voleva sottolineare che non vi è alcuna relazione fra l’ipotesi e la conclusione della frase: la suocera di mio cognato resta comunque la stessa indipendentemente dalla situazione di mia moglie; così il ruolo del Volterra non influenza la soluzione dell’equazione. Interessante questa frase se si pensa che una ipotesi molto complessa espressa in modo elaborato accostata ad una conclusione che non ha alcuna relazione con essa potrebbe indurre comunque il lettore a stabilire una connessione logica tra le due ed essere indotto a credere alla verità della seconda sulla base di una inferenza che crede di non capire: una strategia comune fra i politici e i venditori di fumo.
    2)Vero; ma l’avvicinamento alla meta è inversamente proporzionalmente alla velocità del vento per cui è sempre possibile trovare un vento tale che l’avvicinamento duri più di quanto mi resta da vivere, quindi infinito (per me).
    A questo proposito mi viene in mente:

    Il villaggio vicino

    Mio nonno diceva sempre: “La vita è sorprendentemente breve. Ora nel ricordo, essa si contrae a tal punto che, per esempio, mi riesce difficile comprendere come un giovane possa decidere di cavalcare fino al villaggio vicino senza temere che – a prescindere dalle fatalità sfortunate – già il tempo di una vita comune e felice non sia, per una tale cavalcata, di gran lunga insufficiente”.

    Franz Kafka

  7. marianoemi ha detto:

    Che X fosse uguale a 1 era evidente perfino per me, ma non ho capito come ciò rappresenti la situazione “se mia moglie è figlia unica chi è la suocera di mio cognato?”
    1) Se tua moglie è figlia unica, non è detto che debba esserlo anche tu.
    2) Se il vento è forte e contrario, puoi sempre fare dei bordi e prenderlo con una certa angolazione come si fa in barca a vela quando si va “di bolina”

  8. ALESSIO DAMIANO ha detto:

    @bobcarr ..all’ITIS il risultato è: x=1….ma per esempio al geometri potrebbe anche risultare “nessuna x”…..AHAHAHAH!

  9. bobcarr ha detto:

    Quanta grazia! abbiamo un altro autore autorevole per il nostro blog-caffè. Diamo il benvenuto al prof. Vidotto.
    Mi chiedo come mai si sia sentito di fare il suo primo post di argomento matematico; confermo ad Arrigo che questo non è un blog di matematica ma se lo diventasse per la sola forza del turbine intellettuale che vi riverseremo, questo mi farebbe felice.
    Mi sento in obbligo di rispondere ai suoi quesiti:
    1) se il Volterra è un ITIS chi è x nell’equazione 2x+3=5?
    2) vento costante per tutto il tempo? Se il vento è forte e contrario potrei metterci un tempo infinito ad arrivare.

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