SI BARRICA LA PAROLA: COMUNICAZIONE DIFFICILE

L’incomunicabilità tra culture, religioni,popoli,tra due individui, tra genitori e figli…
può sfociare in guerra, violenza, risentimento, chiusura.

Si può trovare un canale d’accesso all’incontro?

Si barrica la parola

la percorro in lungo e in largo

tra cateti e ipotenuse

corro lungo il bordo

tra divieti e porte chiuse.

IMPENETRABILE!

Dove attingere acqua limpida nei rocciosi deserti del gelo?
Come entrare nei pensieri distanti e scavalcare dune di chiusure? E’ più facile abbandonare la presa oppure è più interessante cercare soluzioni?

Ungaretti nella poesia VEGLIA, in un contesto di morte, durante la prima guerra mondiale, scriveva:…nel mio silenzio\ ho scritto \lettere piene d’amore\non sono mai stato\tanto\ attaccato alla vita.

Piera Isgrò

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4 risposte a SI BARRICA LA PAROLA: COMUNICAZIONE DIFFICILE

  1. Pag8tten ha detto:

    le persone sanno parlare benissimo… non ho mai sentito gente che non offenda altra gente, pure in inglese… tutte le guerre s’impiantano solo per un motivo: i soldi!! Si sa che senza quelli, al giorno d’oggi, non si combina niente…
    per quanto riguarda i rapporti umani a basso livello rispetto i rapporti internazionali, beh posso dire che l’avvento delle chat e degli sms ha contribuito molto al mutismo giovanile e all’incomunicabilità tra di essi… Passo e chiudo..

  2. Paolo Rizzante ha detto:

    Il cortocircuito: non mi viene in mente altra metafora ( a proposito: il linguaggio della poesia è la poesia del linguaggio?) per spiegare ciò che bobcarr lascia intendere. Evento raro, sospetto, pericoloso…
    Interessante sarebbe anche svelare la condizione del “poeta…poetante”: non vi pare?

  3. bobcarr ha detto:

    Avevo il sospetto che la poesia avesse a che fare con la forma della parola e con la musica della frase al di là del significato.
    Però quello che mi lascia stupefatto è altro: a volte percepisco, anzi sento, osservando qualcosa o qualcuno o una situazione, un sentimento che non so descrivere, misto a stupore, meraviglia e quant’altro; presumo si tratti di bellezza ma non saprei trasmette tutto ciò ad altri attraverso le parole. Come dice il grande matematico: example first, quindi facciamo un esempio:
    esco in una serata luminosa e vedo la luna:

    La luna

    C’è tanta solitudine in quell’oro.
    La luna delle notti
    non è la luna che
    il primo Abramo vide.
    I lunghi secoli dell’umano vegliare
    l’han colmata d’antico pianto.
    Guardala.
    È il tuo specchio.

    J.L. Borges

    mi spiego?

  4. Paolo Rizzante ha detto:

    A parlare di poesia si rischiano spesso equivoci ed errori di prospettiva che possono risultare assai dannosi ad una corretta riflessione critica. Tanto per cominciare: è la poesia (come struttura e come forma artistica) a produrre ciò che é poeticamente apprezzabile o viceversa? In altre parole: così come si distingue il “romanzo” dal “romanzesco”, si dovrebbe distinguere anche la “poesia” dal “poetico”, la forma dal contenuto? Non è una domanda peregrina. M. Kundera ( La théorie du roman, Gallimard, Paris, 1998) sostiene che non tutto ciò che è romanzesco (intreccio, trama,personaggi, storie) costituisce il romanzo, ma che la forma “romanzo”, pur comprendendo e abbracciando il “romanzesco” ( non c’è romanzo che non narri storie, non preveda personaggi, non costruisca trame etc.), non si esaurisce in esso. Tutto ciò vale anche per la poesia? Esiste una “forma” poesia distinta e separata dal contenuto? “poetico”? E se sì, cos’è la prima e cos’è il secondo? E se no, perchè? Personalmente propendo per quest’ultima tesi. Mi spiego. Ritengo la poesia l’unica forma d’arte ( forse solo la musica ha uno statuto simile) per la quale non è possibile parlare distintamente di una “forma” separata dal suo “contenuto”, uno e uno solo essendo l’una e la’ltro: la parola. Una parola sottratta ai suoi diversi usi (dialogici, scientifici, filosofici…) ed espressa per quello che è: suono, ritmo, eco… Una parola s-grammaticata, de-sintassizzata, in-utile, anarchica e libera perchè liberata daun suo qualsivoglia uso. A rigore è improprio parlare di “uso” poetico della parola, giacchè il concetto di parola poetica è di fatto una tautologia. Cos’è infatti lo stupore e la sorpresa che proviamo di fronte ad una performance poetica se non la vertigine che promana dalla parola as-soluta , dalla libertà assoluta, dall’esperimento assoluto? In questo senso si è potuto sostenere legittimamente che la poesia o è parola sempre sperimantale o non è. Attenzione: sperimentale nel senso che essa è, come ogni esperimento, unica, irripetibile, inusitata, inutilizzabile.
    Mi piace, concludendo, ricordare ciò che Paul Valéry diceva della parola poetica:essa è come la moneta d’oro rispetto alla moneta di carta: la prima vale per quel che è, la seconda solo per quello che rappresenta.

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