a proposito di ritmo

…ho tra le mani un libro:come si legge una poesia di Stefano Colangelo: ritmo inteso… come qualità d’insieme del discorso…come modo di percepire il mondo…dichiara l’autore.

Penso al ritmo del cuore, che dà vita alla vita.Dare ritmo alla vita appunto…

Per comprendere una poesia è necessario abbandonarsi alle suggestioni delle immagini che essa crea, alle vibrazioni di quei suoni che si fanno veicolo di emozioni e di messaggi, contemporaneamente.

Essere esclusivamente cerebrali allontana dalla percezione completa delle cose…intelligenza e cuore, insieme, ampliano il raggio visivo dell’esistenza. Viaggiare “dentro” le sensazioni, avendo come riferimento la bussola del costruire è la formula magica per allontanare noia, apatia, indifferenza…dare ritmo alla vita appunto…E’ come ci predisponiamo dinnanzi a una giornata che inizia, la chiave di volta della giornata…

La poesia guarda in più direzioni, è capace di vivere in un solo istante le molteplici realtà del globo, raccoglie tutte le voci del mondo e le modula in sinfonia. Così…

Indossi calzari di danza

sintonizzando l’umore

alle corde del suono.

Ascolti i respiri del sole

disinquinando il rumore

di un folle vorticare di pensieri,

cercando il riposo

nel senso più riposto della vita.

Piera Isgrò

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28 risposte a a proposito di ritmo

  1. Paolo Rizzante ha detto:

    Come volevasi dimostrare. Ed è tutto. Grazie a Piera e a Noemi per i contributi. Siete state straordinarie!

  2. pieraisgro ha detto:

    Un tentativo di dar parole all’intraducibile.

    Solo uno strappo nel buio può tradire l’oscurità.
    Come poter scorgere l’oscurità senza un punto di luce?
    Senza il contrasto sarebbe solo indistinguibile buio.

    Uno strappo nel quale però converge la pioggia, in una traiettoria contraria…

    all’insù.
    Cosa vuol significare tale ossimoro?

    Le risposte si possono avere solo se ” vorremo disperarci un pò” e meravigliarci e innamorarci e aver sete di nidi vuoti…perchè nidi vuoti, aspettano forse la vita? Forse nel silenzio si sveglierà “il fervore delle ali?
    La voglia di spiccare un metaforico volo…forse è facendo silenzio che si riesce ad ascoltare se stessi…
    Cosa può ridestare il desiderio di calpestare ” sentieri impercorsi”…la voglia di novità?La voglia di ampliare il nostro raggio visivo? La voglia di confrontarci con le nostre capacità e le nostre forze? La curiosita…?
    La dolcezza del miele dove può condurre?
    “ti indicherà la strada che porta a noi”.
    Tu cosa ne pensi?

  3. marianoemi ha detto:

    E’ evidente che non tutte le poesie sono parafrasabili e/o analizzabili in modo tradizionale. Mi viene in mente che Finnegan’s wake è stato intraducibile per molti anni, ciò nonostante la maggior parte degli autori stranieri è stato tradotto e anche egregiamente, come un giovane traduttore di Kundera ci insegna (anche la traduzione come la parafrasi non va più molto di moda tra i puristi, eppure…).
    Comunque, raccolgo il guanto.
    Non conosco la poesia, né ho individuato l’autore Partirei così: “Cari ragazzi, oggi vorrei farvi leggere una poesia che ha una serie di bellissime immagini intraducibili e che mi ha messo molto in difficoltà. Però dopo averla letta, cerchiamo di vedere cosa ci comunicano queste immagini”.(Faccio sempre partire gli studenti con parafrasi e analisi fatta da loro e io li aiuto nei momenti in cui non ce la fanno. Saltano fuori spesso cose interessanti e a loro piace essere stati artefici). Sicuramente qualcuno noterà le immagini contraddittorie, ma quasi tutti loro sanno che in poesia le contraddizioni sono apparenti e volute perché in poesia non c’è niente di peggio delle parole e delle immagini consumate, a cui non si fa più caso.
    Potrebbe saltar fuori qualcosa simile a questo:

    Solo chi è muto conosce il valore del silenzio. Se la verità è un dito sulle labbra, allora non si può esprimere. La verità? Cos’è la verità? Ce n’è una valida per tutti? Forse non si può esprimere perché non esiste la verità, ma eventualmente molte verità di cui possiamo cogliere solo dei frammenti nel silenzio, se non ci facciamo assordare da altro e accettiamo l’idea di soffrire e di continuare a stupirci. Se accettiamo ciò, forse riusciremo a incontrarci in modo nuovo (di nuovo?), su strade mai percorse prima.

    Le immagini intraducibili restano intraducibili, il poeta ha voluto donarcele per accrescere la sfera delle nostre sensazioni ed emozioni, chissà chi/cosa gliele avrà comunicate… Questo pavone innamorato, per esempio, che sguardo avrà un pavone innamorato?
    Il poeta però non è uno qualunque, come tutti gli artisti è un po’ presuntuoso. infatti, anche se la verità non esiste, nel primo verso afferma IO TI DIRO’ perché se possiamo cogliere qualche flash di verità anche solo per un attimo, SOLO LUI può comunicarcela.
    Dopo farei leggere agli studenti La sera fiesolana e accennerei/ spiegherei/ ricorderei (dipende dalla classe) la poetica del decadentismo.
    FINE DELLA LEZIONE (FORSE 2 ORE)

    E’ chiaro che qualsiasi spiegazione impoverisce la poesia, però è anche una pratica per far capire come il linguaggio poetico sia condensato: leggo pochi versi e devo usare molte più parole per (tentare di) spiegarli. Se la poesia non è per tutti, questo vuol dire che non tutti saranno destinati ad amarla, ma io devo comunque fornire a tutti i mezzi per comprenderla nel modo meno palloso possibile (concordo in pieno con Piera: abbasso i vivisezionatori e gli anatomopatologi!). Alla fine, la parafrasi è uno strumento di democrazia lessical-testuale e come molte forme di democrazia semplifica, perfino banalizza, ma raggiunge molti. Potremmo farne a meno?

    N.B. Ma gli studenti? Non intervengono più? Non è che la staimo buttando troppo sulla lagna tecnica?

  4. Paolo Rizzante ha detto:

    Vi sfido: Proviamo a vedere:

    TI DIRO’

    Ti dirò ciò che solo
    chi è muto sa,
    la verità è un dito sulle labbra
    una pioggia all’insù dentro un punto
    scucito nel buio. Ne sapremo di più
    se solo vorremo disperarci un po’ e
    possedere la tristezza giusta lo stupore
    del pavone innamorato, sete
    di nidi vuoti.
    Il silenzio si avvolge nel silenzio, batti con
    l’incavo della mano si sveglierà il fervore
    delle ali la bianca falce del giorno ridesterà
    sentieri impercorsi il miele ti indicherà la
    strada che porta a noi.

    E.D.

    Cosa facciamo? La parafrasi? Cosa verifichiamo? Cosa chiediamo a chi, per caso, si imbattesse in questa poesia? Di che parliamo? Da dove cominciamo? Di che discutiamo? Cosa ammettiamo e cosa proibiamo?…

  5. pieraisgro ha detto:

    …nessuno è dentro l’anima del poeta che scrive spinto da impulsi irrazionali, quell’energia emozionale “passa attraverso” un codice comunicativo speciale, strutturato ma apparentemente immediato…l’insegnante diventa un ponte tra la poesia e il ragazzo, vivisezionare un testo poetico fa morire la poesia, non il testo poetico…la parafrasi spiega il testo poetico, “l’insegnante ponte” accende la poesia…

  6. marianoemi ha detto:

    E’veramente agone! Evviva il conflitto esegetico. Ma lei è proprio convinto dell’ utilità dell’ “anarchia delle interpretazioni”?. Mah, forse sono diventata vecchia…

  7. Paolo Rizzante ha detto:

    Non sono d’accordo! Viva le strane fantasie, viva l’anarchia delle interpretazioni, a morte lo strutturalismo e la sua camicia di forza! Non si può dire che la poesia è polisensa, policroma, poliversa e quant’altro ( ma i futuristi e, in genere, le avanguardie, non ci hanno insegnato niente?) e poi pretendere, in qualche modo, l’univocità interpretativa. Blanchot ci ha insegnato, assieme a Derrida ed altri destrutturalisti, che la polisemicità della parola poetica è ciò che caratterizza la sua testualità. Poi sull'”ermo” e su altre piacevolezze del genre ben venga l’intervento del “mediatore”. Ma la parafrasi no, per piacere!

  8. marianoemi ha detto:

    ATTENZIONE: non demoliamo una parte delle lezioni sul testo poetico! Quelle in cui distinguiamo il significato denotativo da quello connotativo. La parafrasi fa parte della denotazione e da lì si parte per l’interpretazione. D’altra parte se gli studenti non sanno cosa vuol dire “ermo” bisognerà pure che qualcuno glielo dica. Inoltre la parafrasi è un modo per stare agganciati al TESTO ed evitare che gli studenti partano per la tangente (chissà cosa ne pensa bobcarr della partenza per la tangente…). Infatti, spesso mi dicono “secondo me, il poeta voleva dire che…” e io replico “prima controlliamo cosa ha scritto il poeta e poi vediamo se puoi aver ragione”. A volte la libera interpretazione degli studenti è interessante, ma deve sempre avere come riferimento il testo e non strane fantasie…e, in ogni caso, le strane fantasie vanno motivate.

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