L’arte dell’Informatica

L’Informatica è un’arte e l’informatico è un artista.

Ne sono profondamente convinta!

Penso di poterlo affermare in quanto ho avuto la fortuna, quando ero studentessa, di vedere un artistaInformatico all’opera e, credetemi, è stato illuminante.

Si tratta del mio primo vero docente di Informatica arrivato, purtroppo, ad insegnare alla mia classe solo a gennaio della quinta.

Negli anni precedenti il vecchio prof ci dettava continuamente appunti; ci dettava persino il codice dei programmi che proponeva di realizzare.

E poi, un bel giorno, è arrivato lui e ci ha subito assegnato un esercizio letteralmente impossibile. All’inizio della lezione successiva (di 2 ore) il nuovo prof ci ha chiesto com’era andata e vedendo che nessuno aveva avuto delle idee ha detto la classica frase: “Lo risolviamo insieme”.

Ha preso il gesso, ha scritto il testo del problema alla lavagna e per tutte e due le ore ha fissato il vuoto senza spiaccicare una sola parola.

Durante i primi cinque minuti lo stupore era tanto che nessuno osava parlare; poi sono iniziati gli sghignazzi e qualcuno ha cominciato a dire che questo nuovo prof era peggio del precedente e che anche lui di informatica non ne capiva proprio nulla. In più, senza rendersene conto, continuava a spiaccicarsi il gesso attorno alla bocca, come un rossetto! Non vi dico il clima in classe!

Ma lui, tra l’ilarità generale, indifferente a tutto continuava a non parlare.

La situazione era davvero paradossale, ma un po’ alla volta, abbiamo cominciato ad osservarlo bene e ci siamo accorti che il prof sembrava essere entrato in un’altra dimensione, quasi in trance. PENSAVA!

Solo dopo qualche settimana di lezioni di questo tipo abbiamo capito il genio! quello era il suo modo di elaborare le idee e finché nella sua mente non era tutto chiaro non osava proferire parola, nè scrivere una sola riga di codice.

E’ l’esatto contrario di quello che vedo fare tutti i giorni ai miei studenti: appena assegnato un problema si tuffano a capofitto sulla tastiera del pc a “strucar tasti” (a caso? vien da dire). Hanno completamente perso la dimensione del pensiero, del fermarsi un attimo a riflettere, di quella che gli orientali chiamano MEDITAZIONE. La colpa è certamente anche di noi docenti: siamo un po’ frenetici, sempre presi dal fatto di non rimanere indietro col programma e di non perdere il turno nel fissare una verifica.

Che peccato!

Peccato anche che troppo spesso l’essere informatici venga confuso con l’essere “smanettoni” e “struca tasti”, o comunque più in generale, con l’avere a che fare con un computer.

Non solo, purtroppo il genio dell’artistaInformatico può essere apprezzato da una platea decisamente ristretta. Infatti, mentre anche colui che non ne sa molto di arte pittorica può essere colpito da un dipinto, o perlomeno, è in grado di osservarlo ed, eventualmente, di fruirne; mentre una poesia può suscitare emozioni anche a un non-poeta; quanti possono essere in grado anche solo di leggere un programma? Non dico poi di apprezzarne l’eleganza, la genialità e l’originalità della soluzione proposta!

Alla prossima.

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7 risposte a L’arte dell’Informatica

  1. TheThird ha detto:

    Sono pienamente d’accordo con lei proff.. Il lavoro dell’informatico viene molto spesso sottovalutato. Dal tronde il problema della superficialità è sempre esistito e finchè ci saranno esseri umani a questo mondo, esso continuerà a persistere.
    L’esempio classico è quello dello studente, che perde ore e ore per plasmare uno stupidissimo software in visual basic, arriva l’indomani a scuola tutto contento e fiero di ciò che è riuscito a fare e si sente dire dal docente: “TUTTO QUI?”.. Bisogna dire che questa cosa al momento in cui te la dicono ti smonta, poi magari pensi che la prossima volta farai meglio e ti passa.
    Ora, la domanda che io mi pongo è: com’è possibile che l’informatica, una materia che fonde pura logica e matematica sia così soggettiva e multinterpretabile? Secondo voi è sempre stato così?

  2. antgri ha detto:

    ebbene si.. il cliente va accontentato ma..la qualità come la sua soddisfazione non è mai assoluta..è sempre una mediazione tra le due cose…
    Ma purtropo ancora oggi per il mio lavoro trovo molte difficoltà a fare qualità, laddove la committenza avanza richieste che puntualmente devo impegnarmi a smontare:) infatti sul mio blog c’è un pot che dice qualoa in merito
    http://antoniogrillo.wordpress.com/category/usabilita-del-web/

    ad ogni modo l aparola “arte” era stata usata in senso lato, per dire che anche l’informatico ha un sua anima e spesso è evidente nel suo lavoro, nella creatività che ci mette e nelle soluzioni trovate.

  3. modep ha detto:

    Non ho mai pensato che l’artista fosse semplicemente colui che sa far bene il proprio mestiere.
    Mi sembra che tutti dovrebbero impegnarsi in tal senso e sono convinta che chi si impegna veramente prima o poi riesca a raggiungere l’obiettivo di far bene.
    Almeno che ci sia l’intenzione di dare sempre il meglio di sè! (sappiamo che anche nella scuola l’impegno viene sempre lodato, a volte indipendentemente dai i risultati conseguiti)
    Ho conosciuto tanti informatici (ma anche fornai, garzoni del supermercato, parrucchieri, dentisti, …) che sanno far bene il loro mestiere, ma solo pochi mi sono apparsi “artisti”.
    Secondo me l’artista è colui che vede senza sforzarsi tanto cose che gli altri non riescono a vedere e che sa rendere visibile agli altri quello che prima non vedevano.
    E’, insomma, colui che ti trasmette emozioni e che apre ai tuoi occhi nuovi orizzonti.
    Quindi, se mi è capitato di emozionarmi di fronte all’eleganza e alla genialità di una soluzione informatica, se mi è successo di dire: “non sarei mai stata capace di vedere le cose in questo modo” oppure, con stupore: “da questo punto di vista sembra tutto così semplice”, allora l’autore di tutto ciò è certamente un artistaInformatico.
    E’ verissimo che queste sensazioni possono essere suscitate anche dal fornaio quando, mentre ti vende il pane, ti trasmette l’amore con il quale lo ha preparato. Che emozione, poi , quando lo mangi, quel pane!
    Io, però, separerei il piano lavorativo da quello artistico, perchè purtroppo, nel mondo del lavoro il tempo non è mai troppo, mentre l’artista non dovrebbe, per sua natura, farsi condizionare del passare del tempo.
    Inoltre, credo che nel mondo del lavoro (includo anche la scuola) non ci si preoccupi tanto di trovare delle soluzioni artistiche e geniali ai problemi dei clienti (famiglie/studenti), ma piuttosto delle soluzioni veloci da realizzare.
    Quella frenesia che prende noi docenti durante il nostro lavoro e di cui parlavo nel mio post penso sia ancora più accentuata nel mondo del lavoro extrascolastico: il cliente va accontentato in tempi per lui ragionevoli (tempo=denaro) e, a volte, a scapito della qualità del prodotto.
    Non dico che sia sempre così, almeno lo spero. Ma purtroppo le esperienze nel mondo extrascolastico che quotidianamente mi vengono raccontate non sono tanto confortanti.

    Alla prossima.

  4. bobcarr ha detto:

    Quando si dice di una persona: “è un’artista!”, cosa si intende? che ha dipinto un quadro, scritto una poesia, scolpito una statua? capita che lo si dica anche del fornaio o del garzone di supermercato oppure – e non di rado – del parrucchiere o del dentista.
    Qual’è il comune denominatore (aia, la deformazione professionale) che accomuna queste persone? non sto lì a farla tanto lunga: è la nozione di bellezza; siamo colpiti da ciò che uno fa, produce o dice e lo consideriamo superiore al fare o dire di qualcun altro perché lo riteniamo più bello.
    Ma il “bello”, la “bellezza” cosa sarebbe? ne abbiamo una definizione? terreno difficile; riporto una frase di un mio amico filosofo:

    “… il sapere è la destinazione dell’uomo, tanto che ogni uomo diventa ‘ciò che sa’, coincide con il sapere che ha acquisito, mentre chi non ha acquisito alcun sapere viene considerato un uomo da nulla o che ‘vale’ poco.
    Il sapere rende ‘belli’: il che è come dire: ricercare il sapere è bello per l’uomo e l’uomo è da sempre in cammino verso il bello.
    Infatti, il sapere dà una forma e bello è solo ciò che ha una forma: il sapere forma e formando rende belli.
    Allora nessuno è in cammino verso il brutto: brutto è l’uomo che non sa: chi non sa è privo di una propria forma: è un deforme.
    Chi è l’uomo più bello ? Colui che si dà da sé la propria forma, colui il quale esprime in pieno se stesso, colui la cui forma non è un’imitazione, non è una bellezza presa a prestito.
    L’uomo ‘che sa’, l’uomo che si dà da sé la propria forma è l’unico ad essere libero: libero è solo chi esprime tutto se stesso e in questa pienezza di espressione trova la sua forma.”

    Da queste parole capisco che l’uomo è naturalmente spinto alla ricerca del bello e che la massima bellezza è racchiusa nel sapere, nella conoscenza; ecco che le persone che ci colpiscono per la loro bravura, per la la loro conoscenza del proprio mestiere ci appaiono “artisti”, vuol dire “belli” nella loro sapienza.

  5. antgri ha detto:

    Capisco il tuo scoramento, io mi sono diplomato da informatico e poi reticente mi sono anche laureato in informatica pensa un po’:) Ad ogni modo tutto dire che è “arte” l’informatica era una provocazione per definire quelle soluzioni che davvero fanno la differenza in prestazioni e qualità. L’informatica è fatta di tante branche un po’ com el amedicina. CI sono dei settori dove è labile il confine tra arte e scienza, basti pensare al websedign di alcuni siti web, piuttosto che le opere digitali che da un po’ spopolano nei musei d’arte moderna. Ad ogni modo è opportuno affrontare il proprio percorso di studi con un occhio alle proprie attitudini ed uno al mondo del lavoro. La statistica sappi che include molta matematica, ma tanta!!! te lo dice chi ha fatto un paio d’esami sia di calcolo combinatorio che di statistica.

  6. Pag8tten ha detto:

    bah rientrerò nella tipologia di persone che non sanno apprezzare gli informatici ma non vedo dove sia tutta quest’arte…
    piuttosto gli artisti sono coloro che cantano, scrivono poesie, fanno quadri, inventano formule matematiche… cioè gente che la vedi di prima vista e la cataloghi già in questa maniera…
    io (finalmente) uscirò (spero) diplomato in informatica quest’anno, ma quel foglio di carta lo metterò via e spero di non rivederlo mai più, perchè o mi avete fatto non-piacere l’informatica oppure mi sono accorto che non è una cosa che fa per me… adoro la storia e la statistica (2 cose totalmente differenti) e presumibilmente vorrei studiare la statistica in futuro..
    comunque senza l’informatica e senza gli informatici il mondo non andrebbe avanti, è vero anche quello, però definire l’informatica un’arte mi pare un pò eccessivo…

  7. antgri ha detto:

    Concordo a pieno con il tuo punto di vista. Un informatico non è uno che sa montare un computer o smanettare con le installazioni dei programmi. Infarmatico è uno che sa manipolare “l’informazione automatica/matematica” a differenti livelli. L’informatico è un creativo certamente, chiamato a trovare soluzioni a differenti livelli.Appunto per questo una delle caratteristiche principale è il “problem-solving”: la capacità di risolver ei problemi in modo efficiente. Ma per fare questo bisogna pensare prima di agire altrimenti con molta probabilità anche se si risolve in problrma non lo si fa nella maniera più efficiente.
    Spesso anche “l’arte informatica” trova la sua platea. Quando si disegnano soluzioni di qualità che si distinguono dalla media, quando si aumenta il profitto delle aziende…beh facile ricever gli applausi allora:)

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