Storie di…numeri primi

Visto che in questo blog si parla di matematica e letteratura, vorrei consigliare un libro, soprattutto agli studenti, che ho letto in meno di 24 ore. Si tratta di un caso letterario, a quanto pare, dal titolo intrigante, La solitudine dei numeri primi. Chiarisco che il romanzo non parla di matematica, ma fa riferimento ai numeri primi a proposito della storia dei due protagonisti che come questi numeri sono “divisibili solo per uno e per se stessi, stanno vicini, ma non riescono a sfiorarsi, in mezzo c’è sempre una cifra pari che impedisce loro di toccarsi davvero (…) soli e perduti, ma speciali”.

Il romanzo è molto interessante e l’autore che non ha ancora compiuto 26 anni, Paolo Giordano, è un fisico, borsista all’università e studioso di particelle elementari. Racconta la storia di due ragazzi che avendo subito, ognuno per conto suo, un trauma da piccoli sono diventati dei diversi, speciali appunto come i numeri primi. Si parla oltre che di sofferenza, solitudine e incomunicabilità, anche delle aspettative e pressioni dei i genitori sui figli, di bullismo, anoressia, autolesionismo (nel senso letterale) e molto altro… di come i ragazzi siano diversi dai modelli di Moccia e della pubblicità, del fatto che non tutti riescano a sentirsi come Jovannotti (detto senza ironia perché apprezzo il cantautore). Insomma, ragazzi, leggetelo e poi fatemi sapere cosa ne pensate. Il prof. Carrer intanto ci potrebbe dire qualcosa in più a proposito del fascino (dicono proprio così) dei numeri primi…

prof. Marianoemi De Luca

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7 risposte a Storie di…numeri primi

  1. Marianoemi ha detto:

    Ciao Mauro, leggo solo adesso il tuo commento. Sei uno studente del Volterra?

  2. Mauro ha detto:

    Non entro nella discussione matematica, ma anche io ho letto il libro, e l’ho trovato infinitamente triste e per questo molto bello.

  3. bobcarr ha detto:

    Gli uomini hanno la straordinaria capacità di ribaltare le cose inutili in attrattive straordinarie; come si spiega altrimenti il tuo interesse per la funzione z di Riemann?

    Centri invece perfettamente il problema quando dici “Cosa distingua poi le grandi passioni dalla perdita di tempo …” perché la risposta è: assolutamente niente.

    La “dimostrazione” non è difficile, basta leggere qualche biografia di scienziati, letterati, poeti, artisti e quant’altro. Quanto di meglio hanno prodotto era considerato perdita di tempo, inutilità, pazzia.

    Gauss veniva pagato perché facesse lunghissimi calcoli astronomici mentre lui era alla ricerca della dimostrazione del suo teorema sulla costruibilità (quali sono i poligoni regolari costruibili solo con riga e compasso), problema che era rimasto aperto sin dai tempi degli antichi greci, i quali erano campioni di perdite di tempo.

    Resta il problema di collegare questa conclusione alla inesorabile necessità di insegnare tali discipline: se una materia è una perfetta inutilità, una perdita di tempo, perché costringere generazioni di studenti a piangere lacrime e sangue su di essa?

    Già prevedo la risposta di Pag8tten

  4. Marianoemi ha detto:

    Naturalmente, del primo articolo (anche nel romanzo “La solitudine…” si parla di “articolo” intendendo una formula, non lo sapevo) non ho capito una mazza, mentre del secondo… idem, tranne la parte aneddotica che mi è sembrata simpatica.
    Oggi parlavamo di matematica e inutilità: mi sembra un argomento interessante. Cosa spinge fior fior (da pronunciare con la “r” moscia, chi sa, capirà) di geni a rovinarsi la vita nel tentativo di risolvere quesiti matematici difficilissimi, o proprio impossibili, ancorchè inutili? Trastullarsi in occupazioni inutili è una caratteristica dell’uomo, più che della donna, effettivamente; ma non c’è niente su cui sorridere: è l’ennesima prova del potere maschile; solo chi comanda può permettersi di perdere tempo. Cosa distingua poi le grandi passioni dalla perdita di tempo , è impossibile da stabilire.
    N.B.:
    Avviso ai naviganti: domani parto e non potrò rispondre fino a domenica
    (Rileggendo, un bel “Ecchisenefrega!” non starebbe male…)

  5. bobcarr ha detto:

    La cosa è tostissima.
    I problemi di matematica si dividono in genere in due categorie: quelli semplici da enunciare ma incredibilmente difficili da risolvere e quelli difficili da enunciare e pure di inaudita difficoltà di risoluzione.
    Al primo tipo appartiene il problema dei numeri primi gemelli di cui abbiamo parlato; al secondo tipo appartiene la funzione zeta di Riemann. Anche in questo caso esiste un problema non risolto che si chiama ipotesi di Riemann (e riguarda la sua funzione zeta) e anche in questo caso sul problema pende un premio milionario (di dollari).
    in quest’ultimo caso non credo che basti un minimo di logica ancorché latina per cavarsela: la cosa ha a che fare con somme – pure infinite – di numeri complessi e se proprio ti interessa una definizione puoi consultare questo articolo o quest’altro. Buona fortuna.

  6. Marianoemi ha detto:

    Adesso volevo complicare un po’ la cosa, almeno per me. Nel romanzo in questione, il protagonista maschile studia matematica e chiede la tesi dicendo che vuole lavorare “sulla zeta di Riemann”. Pare sia una cosa tosta perchè il suo prof. sospira e gli dà tutta una serie di calcoli da fare dicendogli di tornare a conti ultimati. Tutti. Zeta di Riemann????? Come spiegarlo a una che di matematica non sa praticamente niente, ma pare possieda quel minimo di logica che le permetteva di cavarsela in latino e nella vita di tutti i giorni?

  7. bobcarr ha detto:

    cara Marianoemi colgo l’occasione, nel commentare il tuo PRIMO post, di ricordarti che è opportuno tagliare il testo ad una decina di righe per lasciare più spazio ad altri interventi. Come puoi vedere il resto del post si può leggere cliccando sul link sottostante. Per ottenere questo effetto basta cliccare sull’icona di interruzione di pagina.
    Veniamo al tuo interessante suggerimento: non ho letto questo romanzo ma da quanto dici mi sembra valido e utile; interessante la combinazione ricercatore-scrittore, spesso ha dato opere interessanti.
    Mi par di capire che nel contesto di questo romanzo i numeri primi siano solo una metafora che sottolinea la solitudine e la vicinanza di due vite singolari e poi la cosa si ferma lì. Non ci sono e non ci possono essere altre somiglianze nascoste perché individualmente i numeri primi sono singolari sì ma troppo semplici per poter essere paragonati ad una intera vita.
    Forse se potessimo disporre di tutti i numeri primi in un sol colpo allora …
    ma questa è un’altra storia.
    Per puro chiarimento diciamo che i primi citati nel libro sono probabilmente i primi cosiddetti “gemelli” cioè primi che distano 2: esempio: 3-5, 5-7- 11-13, ecc. il loro fascino consiste nel fatto che non si sa quante coppie ne esistano (cioè se siano infiniti o no) e nel fatto – ovvio – che sono separati da un numero pari. Il problema dei primi gemelli è talmente DIFFICILE e talmente INUTILE che certamente meriterà un post. Mi accontento di aggiungere che il famoso matematico Terry Tao è uno fra i massimi esperti del problema.

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