Esaminando s’apprende

Sempre si impara qualche cosa, anche nelle situazioni più improbabili come, ad esempio, gli esami di maturità.

Come? – direte voi – gli esami di maturità, il tempio della cultura secondaria, la conclusione di un ciclo di studi quinquennale, il momento solenne in cui si sancisce il passaggio dalla condizione subordinata di studente ancora adolescente alla maturità che preannuncia l’ingresso nella società “vera” del lavoro o nel cerchio della cultura “superiore” universitaria?

Si, si: ribadisco: anche agli esami di maturità si impara, nonostante:

  • l’età: già avanzata, prossima la pensione, debole la memoria, disincantata la riflessione.
  • l’esperienza: tanta, già visti decine di volte gli esami, sempre gli stessi, poche le variazioni, poche le aspettative.
  • la linea di tendenza: come tutti professionisti del settore, rilevo la costante tendenza al peggio nella scuola italiana (e non), nella qualità, nella quantità, nel modo ecc.
  • la normativa: passione di presidenti solerti e, a volte, ottusi, illogica e spesso contraddittoria, interessata meno ai contenuti che alla forme.

Eppure si impara. Questa volta porto a casa almeno tre idee (concetti-esperienze):

  1. I Pic
  2. La poesia
  3. Varia umanità

Non sono in ordine di importanza s’intende. Partendo dal fondo, posso dire, nonostante la mia ormai consolidata sfiducia nell’umanità (alla quale preferisco l’animalità e con ciò stabilisco una contraddizione preferendo il tutto ad una sua parte), che osservo sempre con stupore la ricchezza (e a volte la povertà) dei ragazzi che ci sfilano sotto gli occhi: basta sedersi a lato della doppia fila di banchi (disposti appositamente per sottolineare una barriera, un ostacolo grande) per cogliere, spesso solo per un attimo, una testimonianza di quanto ci era sfuggito per molti anni (o era sfuggito ai loro insegnanti). Parafrasando e traslando un’idea di J.L.Borges: quando ero giovane pensavo che le manifestazioni dell’intelligenza fossero cosa rara e preziosa, ora so che sono comuni anche nei casuali “dialoghi” d’esame.

E che dire dei colleghi (involontario umorismo per chi segue su radio due la trasmissione di Fiorello) intravvisti di sfuggita nei corridoi per un intero anno che si rivelano ricchi di umanità (cosa di cui non dubitavo) e di esperienza inattesa? solo la forzata consuetudine di un’esame ci consente di conoscerli più a fondo, quel tanto che occorre per non farci pregiudizi di cui poi, invariabilmente, ci pentiamo.

Pic, scopro che sta per Programmable Interface Controller. Fino a questo momento pensavo che rappresentasse l’attimo in cui, perfettamente indolore, l’ago penetrava le carni, tratto da quella che ormai è diventata fonte primaria di cultura moderna: pubblicità. Invece no, questi incredibili ragnetti riescono a fare cose strepitose, limite solo l’immaginazione; ho visto piccoli robot seguire piste predefinite, combattere fra di loro, spostare ostacoli; controlli remoti di telecamere, di pompe, di valvole ; controlli di apparecchiature casalinghe via cellulare, e poi non mi ricordo. Come dire: se te lo dicono (mettiamo il collega Gigi Dariol) non ci credi ma se lo vedi è tutt’altra cosa. I colleghi di matematica dovrebbero farne tesoro: quello che si stenta a far capire bisogna “farlo vedere”. Tornando ai ragnetti, osservandoli mi sono venute in mente tanti bei progetti ricchi di concetti, di ricerca, di possibilità, a tal punto che non esiterei a definire i Pic “la riga e compasso” dell’elettronica.

E la poesia? la tentazione è dire: la poesia è come la musica lirica, piace o non piace; invece no; leggo da tempo poesie senza soddisfazione: probabilmente l’accostamento non è quello giusto; troppo cerebrale? forse; pregiudizio, nel senso di aspettative poi non corrisposte? anche; di fatto alla poesia bisogna accostarsi senza schemi, senza teorie, semplicemente leggendole, il resto poi si vedrà. Ringrazio per questo i nostri Pagotten e Morritz che ne hanno dimostrato un uso imprevisto ma, soprattutto la Piera Isgrò che ne fa ragione di vita e strumento didattico.

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20 risposte a Esaminando s’apprende

  1. pieraisgro ha detto:

    @ pagotten: “Il passaggio dalle fonti scritte a quelle orali è delicato”, come afferma il prof.Borgarelli. Che la grammatica può essere considerata un’opinione non è mia espressione, mentre la realtà che alcuni vocabolari sono poco coerenti è un dato di fatto, Vedi lo Zingarelli ( obiettivo o obbiettivo…obiezione o obbiezione…)

  2. Sama ha detto:

    @ stefano borgarelli: Hello!!!rileggere x me le borgazzate è un tornare ai vecchi tempi anke se devo dire ne mancano alcune importantissime..non si offenda prof ma come lei sa io mi sono fatta tante di quelle risate durante le sue ore tanto che un gg ha detto che per me ridere è un atto liberatorio anche se poi ero esplosa per una delle sue immemorabili frasi, effettivamente mi era un po’ difficile non ridere visto che neanche 5minuti prima aveva detto in tutta scioltezza:”ragazzi la letteratura non deve farvi l’effetto del gutalax, anche se cagare è un atto liberatorio!!”
    In quinta devo dire che mi sono mancate le sue frasi, be d’altronde è riuscito a farci divertire come non mai..Le sue lezioni passeranno alla storia come quelle in cui ho riso di più..
    @bobcarr: prof come va?oggi l’ho trovata in forma all’itis..mi sa che verrò spesso a trovarla..:)

  3. pagotten ha detto:

    @ stefano borgarelli: prof non si smentisce mai… ma dove trova espressioni come “rubricate”, “tradizioni apocrife”, “vulgate improbabili”????? neanche nei test d’accesso all’università si trovano parole così arrugginite…
    Il passaggio dalla tradizione orale alla tradizione scritta avveniva con qualche semplice passaggio: lei spiegava, leggeva, parlava dell’argomento in questione. Arrivava poi il punto della battutina, o della super-sgridata (magari rivolta all’alunno modello Brugnera, tanto caro a lei!!!  ), ed io ero pronto a scrivere sul banco quella frase che usciva dalle sue labbra. E poi si rideva a crepapelle…
    “Tragedia eloista dell’arguzia brevità”: espressione validata e trascritta lunedì 25 settembre 2006, quindi, anche se sgrammaticata, è una frase da lei “pronunziata”…
    Bene, con le “borgazzate” ho finito. Se qualcuno ha altro da chiedere, scrivetemi un post… Vi risponderò come la velocità di una tartaruga (ho il 56k  )

    @ bobcarr: come sottolineava la cara prof.ssa Isgrò in classe, ormai la grammatica può essere considerata un’opinione, in quanto anche molti vocabolari di italiano si contraddicono tra di loro su molte regole della lingua italiana… Quindi, in un certo senso, vi ho messo all’angolo come padre Castelli!!!!!!! (per chi non avesse capito si legga le “borgazzate” qui sopra…)

  4. bobcarr ha detto:

    @steborga quando trattasi di pagotten si presti attenzione solo al “senso” e non alla grammatica che, nel suo caso, è decisamente (ovviamente) opinione.

    Colgo l’occasione per salutare affettuosamente il buon pagotten di cui sentirò la mancanza in classe e in blog.

  5. stefano borgarelli ha detto:

    @pagotten
    a costo che le righe qui sotto siano a loro volta rubricate come estreme borgazzate (o borgoglionate?), devo ricordare che il passaggio dalle fonti orali a quelle scritte è delicato, si corre infatti il rischio di generare tradizioni apocrife, vulgate improbabili ecc. Grosso modo, mi riconosco nelle varie circostanze descritte e non ho difficoltà ad ammettere che il conio delle battute possa essermi attribuito. Dovessi dare il mio imprimatur, tuttavia, avrei qualche difficoltà a validare la paternità di espressioni come questa: “tragedia eloista dell’arguzia brevità”, che prima che insensata (e non escludo affatto l’insensatezza eventuale da parte mia, si badi), risulta sgrammaticata, con quella sospetta sequenza di sostantivi: un conio affatto improbabile, insomma (ma volentieri si direbbe impossibile) da parte del s.scritto (che appunto, nn può sottoscrivere). Il caso non sembra peraltro unico, ma non intendo insistere, trattandosi di biografia del Borgarelli non ufficiale.
    Fatta questa doverosa precisazione rivolta agli utenti delle rigorose ovvietà, ovviamente concludo con :-)) :-)) :-))

  6. bobcarr ha detto:

    @steborga bene, vedo che incominciamo a capirci; certo, se tu non avessi insistito così tanto sull’argomento, non avrei mai immaginato tutto quello che infine ho detto.

    @pagotten grandioso! ancora, ancora….

  7. pagotten ha detto:

    Eh… allora… quelle che seguono sono le famosissime “Borgazzate”.
    Non me ne voglia nulla il mitico prof Borgarelli, ma alla fine andavano dette!!!
    Ogni borgazzata è corredata da una spiegazione sulla situazione, altrimenti non si capisce un bel niente. Se vi immergete in ogni singola situazione, morirete dal ridere.

    In un’interrogazione di storia, il povero interrogato continuava sempre a ripetere la parola “assolutamente”. Ovviamente il Borgarelli non rimase neutrale al linguaggio e si schierò con i francesi, dicendo che “usare assolutamente è un termine assolutistico di Luigi XV”…
    E questo è solo l’aperitivo.

    Ritrovo inoltre molte parole, inventate o trascritte in un vocabolario del fiorentino… Alcuni termini celebri sono “materializzazione” (poiché Bozzo aveva usato il termine “fisicizzazione”), “extratesto”, “veggono”, “committenza”, “il manager di corte”, “il sub-veggono di De Lazzari”, ”subsidenza”, “castello iperlogico”, “ingraziarsi con i mecenati”, “gioco romanzesco”, “ibridizzazione”, “ite missa est”, “prosaico”, “apertute”, “plissettato”, “intersezione di predicati copulativi appartenenti ad insiemi indefiniti della logica aritotelica” e “tragedia eloista dell’arguzia brevità”.

    Evidentemente le lezioni di Italiano per un’alunna, la cara Ferro, non erano il massimo del divertimento; si distraeva in tutti i modi possibili. Il mitico Borgarelli, captando la noia della gentildonna, affermò: “Quando Borgarelli finirà di rompermi i cogl**ni??? Si starà domandando la Ferro…”

    In un silenzio tombale si stava effettuando una lezione di storia; il tutto avveniva con la porta aperta. Vedendo che nessuno sapeva nulla, i toni si facevano sempre più accesi, fino ai limiti dell’alterazione psicologica. Alle bidelle cade la scopa: con questo crolla anche quel briciolo di pazienza che regnava nella mente del prof. E per questo, disse: “Beh, se nessuno sa un ca**o, si può benissimo cambiare lavoro”, facendo riferimento alle bidelle…

    Calderan era seduto in una maniera disumana – il Borgarelli: “Il cavallo di battaglia di Calderan è la sedia”. Il Nardin, nella medesima ora, dorme come un cane inerte. Il prof quindi capisce che “è interessantissima la situazione…”

    Durante un’ora di Italiano, a Brugnera viene chiesta un’ottava del Boccaccio. Lo studente, non sapendo cosa rispondere, accetta suggerimenti in gran quantità dalla classe; il Borgarelli, con un sorriso alla Silvio, afferma: “A Brugnera arriva l’ottava dopo l’ottavo suggerimento”

    Importunando poi il Calderan, il prof afferma che “è poco cavalleresco il fatto che tu sia disordinato, Calderan; tutto ciò non è epico”. Poi il prof aggiunse una frase, la cui molti studiosi devono ancora capirne il senso: “Ruota su se stesso, da testa a pie e da pie a testa”

    Arrivò anche il giorno in cui affrontammo l’Orlando Furioso. E qui il prof si scatenò, facendo di due ore di Italiano una sagra paesana… Cominciò a prendersela con Ruggero, che “doveva cercare il suo referente omonimo disperso nel passato e nel testo” ed affermò che “il nome Ruggiero è un nome antisonante, tipicamente cavalleresco”. Il povero alunno trovò il suo omonimo disperso nel tempo e nelle righe, ovviamente dopo che il Borgarelli disse che “le telenovele odierne hanno lo stesso principio filologico delle ottave e delle strofe”. “Sire Ruggiero Aniello dia lettura al poema”; intanto che Ruggero legge, il prof è contento e sorride. Più tardi sbaglia a dire un termine: al posto di dire “strofa” dice “stanza” ed afferma: “Non sono di questa stanza”.

    Ad Ottobre/Novembre ci fu un cambio di classe: la 1°A si cambiò con la 5°F; davanti alla nostra classe perciò fummo in compagnia con gli elettrotecnici. Durante un cambio dell’ora, in corridoio c’era un particolare carisma, un clima da festa. Il Borgarelli esce ed acquieta gli animi; rientrando in classe, disse: “Era poco cavalleresca la situazione, in quanto era la 5°F che festeggiava la transumanza. Dovevate vedere la classe: era un quadro di Gruber: un autentico casin”.

    Trattando sempre l’Orlando Furioso, arrivò al punto in cui “Orlando si strappa le piastre e i cimeli dell’epoca e fa uno striptease cavalleresco”. La Giro e Brugnera esplodono a ridere come indemoniati e, in quello stesso momento, entra la “furiosa” Nicoletta Cerisola, per affari segreti tra prof. Lei, non capendo la situazione, guarda il Borgarelli come per dire: “Cos’hanno questi?”, e il mitico Borgarelli disse: “’Sti zoveni”. La Cerisola, durante la sua lezione, chiese se stavamo leggendo “Astolfo sulla luna” e la Giro esplose nuovamente a ridere, fino ad arrivare quasi alla morte… Sempre su Orlando, il Borgarelli affermò che “Orlando si trattiene ed urla come Fantozzi in mezzo al bosco”.

    Un bel giorno, la Giro si mise a leggere. Il mitico Borgarelli disse: “Sei come la metafora della selva, gira gira e ti trovi sempre nello stesso punto”, e perciò, “Ci tocca girare, Samantha, infinite volte”. Nella stessa giornata, il Borgarelli chiede a Stefani alcune cose, ma lo studente non risponde. Il Borgarelli allora si stupisce dello studio del Stefani e disse: “Ormai parlo in trans o sono posseduto? Ma ero da solo quando ho spiegato? Chiamate qualche esorcista per favore…”

    Parlando in una lezione di storia, il Borgarelli disse: “Calderan il tuo grafico è goffrato: goffrato è un francesismo, participio passato del verbo “goffrare”, che in francese significa formattato, piegato, spezzato” – “Ferro hai una maglietta goffrata”

    In Italiano, affrontando Copernico & compagnia cantante, affermò che “molti scienziati misero Padre Castelli all’angolo… In poche parole lo hanno incantonato (!!!)”. Parlando di figure retoriche, disse che: “La metafora è antilogica: sciopera come i treni contro la logica”.

    08/01/2007: il prof entra in classe per la prima volta nel nuovo anno. Cominciamo bene: “Qui dentro c’è aria scientifica e filosofica… Anche viziata”. Comincia a spiegare storia, chiedendo a Pirrotta un po’ di notizie sullo stato di svolgimento del programma. Ma il povero alunno non si ricorda niente, e il Borgarelli disse: “carico l’archibugio e verrai sottoposto ad un supplizio veloce ed indolore, caro Pirrotta”. De Lazzari era invece preoccupato più da Inglese che da Storia; il mitico Borgarelli affermò: “Lui sta con i vincitori di Napoleone”. Inoltre nessuno aveva fatto la mappa concettuale del libro; il prof disse: “Qualcuno ha fatto la mappa per sbaglio?”. Subito dopo una bidella bussò alla porta e disse al prof che era desiderato al telefono. Il Borgarelli affermò che “era Metternich dall’oltretomba che gli aveva spiegato la mappa”.

    Spiegando un verbo: “Cessi… Cessare… Non plurale di cesso…”

    Durante un compito di storia, si scatena il circo tra il Borgarelli e la Giro. Inizialmente la studentessa starnuta ed il prof dice: “Il tuo starnuto è come si scrive… Etciù… Diciamo che hai starnutato in modo aristocratico… Evidentemente avrai imparato alla corte di Versailles”. Poi si prosegue ancora con una domanda della Giro: “Si può dire che i girondini vengono abbattuti?”, il prof risponde: “Abbattuti no… Meglio rovesciati… Abbattere non è un verbo adatto per questa situazione”. Intanto il mitico Borgarelli prosegue a far gesti, come se avesse un’ascia in mano. E poi prosegue: “Certo che tu, Giro, sei una girondina… Non puoi essere una giacobina”; e, dopo aver guardato la Ferro, disse: “Potresti dire: i girondini vengono messi a ferro e fuoco”. Si ricollega all’intervento precedente dicendo: “Lo starnuto letterale ed aristocratico della girondina Giro”.

    E che dire poi… Con l’arrivo delle prime arsure, arrivò anche Foscolo. Al sole battente si aggiunse anche il vento, che sottopose tutti coloro con il banco addossato alla finestra ad effettuare ampie battaglie contro il movimento sinuoso delle tende verdi da ospedale. Così saltarono fuori molte altre celebri frasi: “Damo è sottoposto al mito del sole mentre Ferro tiene gli antipodi della sala chirurgica da campo” – “Mengus (riferendosi a Mengo), tra un pronto soccorso e l’altro…” – “Ferro, se fai così, fai latta…”. Ovviamente il caro prof Borgarelli affermò che “il problema delle tende è riconducibile ad una questione cavalleresca”. E, a proposito di Foscolo: “Foscolo rimane ai preliminari ogni volta come Fantozzi” – “Foscolo si faceva le canne e poi si immedesimava innamorato”.

    Fine. Spero che abbiate riso un po’.
    Devo ringraziare il prof Borgarelli, che ci ha deliziato per una anno con tutte queste belle frasi.
    Beh un po’ di ironia andava fatta su questo blog un po’ “ostico”…

  8. stefano borgarelli ha detto:

    @bobcarr
    temo si stia verificando un (istruttivo) misunderstanding, dear bob: mi pareva “conversione” non certo il richiamo alle dimostrazioni, ma la via imboccata (benché analogicamente ingegnosa, ingegneristica – e con gli ingegneri mai sei stato troppo tenero, se ben ricordo…) per attutirne le difficoltà. La tela dei ragnetti sospesa sopra i buchi cognitivi, per dirla in modo analogico.

  9. pieraisgro ha detto:

    Però! Incommensurabili Complimenti ( PIC, PIC a tutti !)

  10. bobcarr ha detto:

    @steborga ma quale conversione? non ti pare di esagerare? richiamare i colleghi a riflettere sulla necessità di ritornare, il più possibile, alle buone vecchie dimostrazioni ti pare una conversione? in quanto alla parentela: non ne capisco la necessità, mi basta l’appiglio del “far vedere” il resto è rigorosa ovvietà come ben dici.

    @pagotten aspetto con ansia le “borgazzate”; chissà cosa ne pensa il prof medesimo.
    Per il futuro credo di non aver stabilito, come regola del blog, che chi ci scrive debba essere studente o insegnante del Volterra
    Per tutto quello che hai imparato non so proprio cosa dire: ti sei fatto fregare, adesso lo posso ammettere. Sono proprio contento di averti imbottito di integrali ed equazioni differenziali, sapendo benissimo che non ti sarebbero servite; ma vuoi mettere la soddisfazione di convincerti del contrario? almeno fino agli esami?

  11. pagotten ha detto:

    uhmm.. che dire..
    beh intanto sono uscito con il 93 e così (FINALMENTE) ho chiuso anche con l’itis; cosa che aspettavo ormai da 3 lunghi ed interminabili anni.
    Ho letto anche questo post e ho notato che qualcuno mi ha citato per le mie “poesie” (chiamarle “poesie” quei agglomerati di parole è come bestemmiare in chiesa): era solo un modo per vedere fin dove potevo spingermi con le parole, cosa molto difficile ai tempi attuali.
    In tutto questo tempo, io, a differenza vostra, cari prof, ho imparato molte cose, dagli standard della rete Ethernet all’artificial intelligence di Alan Turing, dalle stranezze e perversioni di molti poeti alle equazioni differenziali (magari non quelle di 2° grado), dal trattato di Saint German alle distribuzioni continue.
    Quello che mi continuo a chiedere è questo: perchè devo studiare come un deficiente per parlare solamente 10 minuti a materia????????????????????
    Non voglio passare per il solito secchione, però ricordo di aver detto tutto il programma di storia in un’ora e 25 minuti.. e sinceramente, se la prof esterna di italiano non mi fermava andavo avanti finchè non tramontava il sole!
    Quindi, concludendo, mi ritrovo a sapere un casino di robe e, queste cose, rimangono così, in barba al loro destino (=essere dimenticate x sempre).
    Devo dire ancora che il ruolo di “spettatore” in questo blog purtroppo penso che mi invaderà; è anche bello osservare le vostre schermaglie ottenute tramite archibugi postati ma è anche giusto così, poichè ormai non facciamo più parte della scuola.

    MA PER CONCLUDERE IN BELLEZZA, in un prossimo post, scriverò e pubblicherò le famose “BORGAZZATE”, ovvero una serie infinita di frasi e barzellette che il prof Borgarelli ha pronunciato in 4°..
    Io scrivevo e ridevo come un deficiente per queste “borgazzate” che sparava quando c’era da ridere o si alterava..
    Immagino che sarà un pò off-topic questa cosa, ma tanto prima o poi dovevo farla…

  12. stefano borgarelli ha detto:

    Già, i PIC m’intrigano più dei PACS, devo ammetterlo. Ti ringrazio per lo sforzo di spiegazione, p.troppo devo restare in superficie, all’impressione. Con qst limite, quand’anche non più stupito, resto scettico di fronte alla “conversione”: che parentela dovrei riconoscere, tra il mondo analogico-digitale e la matematica dei teoremi? Le inferenze dei secondi non derivano da un metalinguaggio che recide ogni connessione con il mondo visibile (sensibile)? Non hanno essi a che “vedere” con un Dio sottile e nascosto?…
    Oppure è in ballo una rigorosa ovvietà, celata alla mia debole vista dalla sua stessa, PALMARE 😉 evidenza?

  13. bobcarr ha detto:

    Vedo che i “PIC” hanno colpito anche te.

    Non dovresti prendertela così a cuore per questi “Piccoli Insulsi Congegni”; in fondo il mio intendimento era dire che visti all’opera, loro, i ragnetti, si sono trasformati, nella mia immaginazione, da “Povere Insignificanti Cosucce” – come fisicamente sono – in “Poderose Incredibili Categorie” per gli impliciti scenari di dipendenza elettronica che prefigurano e per le possibilità che offrono alla didattica visto che interpretano egregiamente il concetto di “controllo” e di “conversione” (non religiosa) analogico-digitale; in un mondo in cui si “agitano” grandezze e fenomeni di natura diversa, il ragnetto rappresenta uno strumento semplice e potente di controllo ma anche di “comprensione” della realtà (la “riga e compasso”), perfino in un laboratorio scolastico.
    I congegni possono “far vedere” queste possibilità, possono suggerire nuove modalità di controllo, costringono lo studente a sintetizzare una realtà complessa e quindi a “vedere” il mondo con altri occhi.

    L’analogia matematica è concentrata sulla necessità di “far vedere”; ma cosa intendiamo quando dimostriamo un teorema? mostriamo la sequenza di inferenze che porta alla tesi: mostriamo = facciamo vedere, appunto.

  14. stefano borgarelli ha detto:

    “PIC”: “Pesante Incurvata Canna”, o “Piccole Invertebrate Cosucce”?
    Eccettuando che minuscoli di per sè si mostrano, cosa dunque “dimostrano nei minimi dettagli”, ossia “fanno vedere” – visto che da essi procede la riflessione didattica – i mirabolanti ragnetti?

  15. bobcarr ha detto:

    @steborga Caro Stefano, mi sorprendi anche tu; cosa ti fa pensare che “far vedere” per un matematico sia sostituire la rozza o grossolana fattezza del bastoncino alla cristallina perfezione del segmento? “far vedere” è perfetto sinonimo di “dimostrare nei minimi dettagli”, pratica sempre più desueta nella didattica corrente.
    L’unica spiegazione possibile è una semplice confusione dimensionale: hai scritto “bastoncino” ma intendevi “bastone”, nel qual caso hai perfettamente ragione, anche il bastone, oggigiorno, potrebbe servire per “far vedere” qualche cosa ai nostri studenti, fossero solo le stelle, anche l’astronomia è scienza.

  16. stefano borgarelli ha detto:

    “I colleghi di matematica dovrebbero farne tesoro: quello che si stenta a far capire bisogna “farlo vedere” “: così mi sorprendi, bobcarr! Non sarà che s’invecchia, e un po’ meno sostenuti dai “segmenti”, si cede (concede) all’uso dei “bastoncini”?
    Facciamo pure poesia, colleghi (contravvengo qui alla regola aurea del noto preside di Starnone). Perché il “cor” dell’autore dell’Infinito “si spaura”? Non per ciò che vede, sente ecc., ma per quanto NON vede, e tuttavia – non malgrado ciò, ma grazie a ciò! – può “fingersi” (rappresentare plasticamente: “fingere” vale per “scolpire”, in latino) nel “pensier”. Un segmento della grande poesia (romantica, già moderna), non un bastoncino, si converrà. Ma forse, ho capito male il senso della frase citata dal post…

    Borg

  17. vianello ha detto:

    azzardo un commento: nella natura, musa eterna e perfetta, ci si può riscoprire come esseri migliori..gli angeli in questo caso..

  18. pieraisgro ha detto:

    @vianello: ti lancio questi versi:
    Ali clorofilliane
    fotosintesi altitudinali
    voli tibetani
    risvegliano occhi di
    angeli.

  19. vianello ha detto:

    proprio vero, c’è sempre l’occasione di imparare. In ogni circostanza, ascoltando e vedendo le persone o anche leggendo della poesia…Interessante la frase della prof. Isgrò, mi fa immaginare diverse cose: come dalla semplicità di un fiore si possa arrivare a vedere un intero universo, di come anche la semplicità possa, se vista con occhi diversi, regalarti l’infinito..

  20. pieraisgro ha detto:

    …è proprio vero, non si finisce mai d’imparare!
    …a proposito di poesia, è vero ciò che dici, ma ti invito a tuffarti
    in questi versi:
    \ e poi trovare \ le costellazioni\ in un hibiscus\mentre percorri la strada\del ritorno\.
    L’hibiscus è un fiore rosso, molto bello, immagina di guardarci dentro e trovare una costellazione!! Cosa proveresti? Quale scena immagini? Le stelle in un fiore? Cosa può voler dire?…

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