Prendiamo i voti

La scuola tiene banco sui media in questo periodo pre-scolastico, come ogni anno; assieme alla farina, al gasolio e alla verdura, i telegiornali si occupano del caro-libri, degli interventi (possibili) della guardia di finanza presso le librerie (a far cosa non ho capito) con enfasi pari a quella riservata alla guerra in Georgia o alle elezioni americane.

Ma abbiamo anche un’altra star delle comunicazioni decisive: il ministro della P.I. Gelmini: da qualche tempo la sua presenza è centrale sui media per le straordinarie misure che ha varato allo scopo di salvare la scuola dallo sfascio: grembiuli, bocciatura per condotta e voti alle elementari e medie.

Mi salgono alla mente una folla di idee, alcune poco urbane, da tradurre in parole per esprimere il mio giudizio sul Ministro, la scuola, i media, i politici e via elencando: troppo difficile e il risultato non è garantito.

La soluzione: Michele Serra su “la Repubblica” di oggi, 29 agosto 2008, in “Il ritorno dei voti” fa il lavoro molto meglio di me;  riporto un breve brano esemplificativo:

“Quello che però vorremmo infine sapere, da un ministro che annuncia di voler rivoltare la scuola e redimerla dei suoi peccati, è se non crede che, nel pacchetto dei provvedimenti che va snocciolando un giorno sì e l’altro pure, manchino almeno due intenzioni ben più strutturali della riforma delle pagelle. La prima intenzione è restituire ai docenti dignità sociale e dunque un censo adeguato, senza il quale è puramente insensato pretendere che le persone di qualità (del Nord e del Sud) puntino alla carriera scolastica.  La passione e la vocazione, da sole, non bastavano nemmeno a tenere insieme la scuoletta del Regno, dove pure il maestro e il professore godevano della venerazione di un popolo ancora semianalfabeta: figuriamoci oggi, che l’intero apparato pubblicitario-televisivo(se il ministro non ne ha mai sentito parlare, chieda al suo premier) ha inculcato in grandi e piccini l’idea che i quattrini sono tutto, e tutto il resto è appena una variabile di scarso interesse. “

“… La seconda intenzione sarebbe ridare alla scuola pubblica la sua vecchia, indiscussa centralità ideologica (sì ideologica) che è tutt’uno con con la sua identità, sostanzialmente immutata dal Regno al fascismo alla Repubblica: quella di cardine formativo di un popolo, di uno Stato, di una comunità di cittadini.”

Sì, sì, belle intenzioni ma, come ormai è chiaro per tutti, queste restano “pie” intenzioni e anche per noi insegnanti, non dico di valore ma di sicuro navigati, non resta che trarre le estreme conseguenze dettate non tanto dalla passione ma di sicuro dalla vocazione: prendere, appunto, i voti.

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6 risposte a Prendiamo i voti

  1. pieraisgro ha detto:

    @Barzy: Su questa affermazione che hai riportato, faremo l’analisi logica !

  2. alessio damiano ha detto:

    HELP! HELP! HELP! HELP! HELP! HELP! HELP! —> dj_dayl@live.it

  3. bobcarr ha detto:

    @barzy ciao caro, bentornato alla vita del blog. Vorrei farti osservare che se scrivi così non serve mica il 5 in condotta per bocciarti :-)) .

  4. Barzy ha detto:

    Allora io sono dell’idea che innanzitutto se i media non hanno detto l’ennesima “cazzata” decisa dal ministro dell’istruzione cioè che se un’alunno ha 5 in condotta viene bocciato. Noi tutti (persona che abbiamo frequentato la scuola) sappiamo benissimo che è impossibile che un’alunno venga presentato a uno scrutinio con 5 in condotta avvendo la maggior parte delle materie sufficienti. Volevo solo dire questo saluti a tutti

    Barzy

  5. modep ha detto:

    Scusate ma ne ho proprio le tasche piene di questi ministri!

    Se almeno provassero per una volta ad entrare in un’aula scolastica, magari in una prima elementare dove c’è sempre qualcuno che piange perchè vuole la mamma (ma in futuro piangerà perchè non ha il grembiule firmato!).

    E non serve andare in una scuola della più degradata periferia di una grande città del sud, è sufficiente fare pochi passi e andare a scuola di mia figlia, in centro a San Donà di Piave.

    Vorrei vedere la ministra come se la caverebbe con tre o quattro ragazzini extracomunitari (non ho assolutamente nulla contro di loro, anzi li reputo una grande risorsa per tutti, ma vanno decisamente integrati e questo significa aiutare loro e noi in modo adeguato), un paio di bambini con difficoltà d’apprendimento (e vi garantisco che ce ne sono sempre, in ogni classe) e doversi anche confrontare con i programmi ministeriali e con i genitori che pretendono sempre più che la scuola si sostituisca alla famiglia nell’educazione dei figli.
    Immaginiamo poi la ministra mentre porta questi bambini in laboratorio di Informatica, da sola, con 6 computer vecchi (che si bloccano una volta si e una anche) per 25 bambini (se va bene).

    Che bello! ho pensato quando non ho dovuto pagare l’ICI sulla mia abitazione.

    Non ripeto cosa ho detto quando ho iniziato la ricerca del grembiule per mia figlia … mi conveniva pagare l’ICI!

    Scusate per lo sfogo, ma veramente non se ne può più!

  6. pagotten ha detto:

    Oh finalmente qualche argomento adatto a sfogare i miei ideali abbastanza contorti tra di loro.
    Intanto la “Mary Alpha Centauri” Gelmini diciamo che ha voglia di lavorare, proprio della serie “ridere per non piangere”. E’ sicuramente più bella di quella sorta di armadio predecessore (coso Fioroni, un altro “testa da batar pai”), ma in quanto a “quoziente intellettivo” non so se andremo a zero, sottozero o sottoterra direttamente. Tutto questo perché è gli ideali della neoministra sono una bella contraddizione: bocciamo coloro che hanno il 5 in condotta (COME, io voglio sapere, COME SI FA AD AVERE 5 IN CONDOTTA??????? Bisogna dare fuoco alla scuola, uccidere il preside??), mettiamo il grembiule ai bambini (ritorna la scuola dell’omologazione stile fascismo), mettiamo il maestro unico alle elementari (chissà che palle vedere sempre la stessa faccia per tutto il giorno e per tutte le materie)… E tutto condito con vistosi tagli sulle finanze. Cioè tagliando proffs e stipendi = manca la materia prima… Cioè non si fa niente come ogni anno – Promettono tutti rose e fiori, poi se te li danno secchi è già un miracolo.
    Poi sono tutti quanti che mirano alle stelle, ovvero “insegniamo l’inglese e l’informatica dalla 1° elementare”: e pensare che non sappiamo neanche parlare in Italiano… Da ridere per non piangere.
    Per me se mirano a qualcosa di concreto e di più basilare forse una goccia sul mare arriva… forse…
    Tanto siamo in Italia, il paese delle mezze verità…

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