Quel che resta di Archimede

Il lettore più attento si sarà chiesto perché l’immagine di testa di questo blog resiste, insolitamente, per così lungo tempo.

La figura appartiene ad un quadro di Niccolò Barabino (1832-1881), pittore ligure, e rappresenta la morte di Archimede. La storia – ma più probabilmente la leggenda – vuole che Archimede fosse ucciso da un soldato romano perché troppo intensamente immerso nei suoi pensieri.

L’insieme della rappresentazione ha un fascino così intenso da impedirmi di sostituirla.

Credo sia l’espressione di Archimede che attrae in modo irresistibile e suggerisce un’idea: il pensiero è più forte di ogni altro fenomeno o evento percepibile. Mi rendo conto che questa lettura dipende in grande misura dalle mie convinzioni personali ma, in fondo, non è sempre così? tutti noi tendiamo a vedere nella realtà una conferma delle nostre convinzioni. Così io vedo in questo disegno la dimostrazione che ciò che vi è di positivo nell’uomo è il pensiero, anzi, meglio: la conoscenza.

Per contro, il peggio nell’uomo, ciò che lo allontana dalla conoscenza è la sete di potere e tutte le infamie per la sua conquista: come si vede ben rappresentato nel quadro dal soldato romano.

Ma conoscere, sapere costa fatica, sudore, a volte dolore; non è questo che si vede nelle rughe sul volto di Archimede?

Osservando il disegno penso: l’uomo, il singolo uomo non ha alcuna importanza; Archimede era un individuo come altri e come altri avrà avuto le sue debolezze: magari tradiva la moglie, maltrattava i figli, insolente con gli amici (mi rifiuto di credere anche ad una sola di queste assurdità: che fortuna non avere una vera biografia) e altre amenità; ma quello che resta di Archimede è la straordinaria potenza del suo pensiero e a noi il piacere estremo di esserne compartecipi.

Gli uomini muoiono e la conoscenza resta: gli uomini sono solo il tramite della conoscenza. Idea piuttosto azzardata questa, ma non è originale, molti filosofi l’hanno esplorata in profondità da molto tempo; forse è falsa. Poco importa: se la conoscenza finisce con l’umanità (e per qualcuno non manca molto) o continua con altri mezzi, finchè ci sono uomini è imperativo che qualcuno la mantenga in vita. Chi vuole macchiarsi dell’orrendo delitto dell’oblio?

Studiate ragazzi, finchè siete in tempo.

P.s.

Per capire il posto di Archimede nella storia, consiglio: “Il codice perduto di Archimede. La storia di un libro ritrovato e dei suoi segreti matematici.”

Netz Reviel, Noel William. Rizzoli 2007.

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3 risposte a Quel che resta di Archimede

  1. pieraisgro ha detto:

    La conoscenza è il nutrimento del pensiero, è l’ampliamento della visuale sul mondo, è memoria ed evoluzione insieme e può condurre alla virtù.
    Cari giovani, riflettete…

  2. Igor R. ha detto:

    mi trovo d’accordo…il punto è che quel “Studiate ragazzi, finchè siete in tempo” ha presa su sempre meno persone…come già si diceva riguardo all’involuzione la cerchia di eprsone che vogliono approfondire ,imparare,fare di piùà di ciò che già abbiamo è sempre meno eprchè ora più che mai si tende a sdraiarsi sul comodo materasso delle scoperte degli altri. Quando anche l’ultimo di noi lo farà si arriverà a un punto morto. Io Archimede sostanzialmente non lo definirei uno come tutti noi…bensì uno superiore non solo per il talento che avevo nel “pensare” (bisogna anche nascere con una certa capacità di elaborazione e di creatività nonch+è di voglia di fare e apprendere) ma anche per l’impegno e la voglia che aveva nei confronti di ciò che studiava. E’ “difficile” dedicare molto tempo a una cosa come il pensare di risolvere un grande quesito matematico quando nonn siamo nemmeno certi che una soluzione ci sia e quando sappiamo che personaggi molto più illustri di noi non lo hanno risolto…un giovane d’oggi non ce la fa proprio a dedicarsi a una cosa del genere…sarà per via dei tempi non lo so…ma con questo meccanismo prima o poi ci si fermerà…e a mio parere è inevitabile…

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