Venerdì Santo

Venerdì santo

Non ci si trova venerdì santo a festeggiare
non ci si trova in piazza o in casa Dov’è la piazza, dov’è la casa?

Venerdì santo ha paesi piangenti parole strette tra denti palazzi cedenti
Venerdì santo ha conforti falsi
di chi ha pensato troppo a se stesso per farsi d’un tratto gli affari degli altri

Venerdì santo ha bambini che non torneranno a scuola
Venerdì santo ha macerie nelle vecchie strade ridenti

Rinchiusi in vestiti di legno
stanno 300 cristi in croce
in fila come in processione.

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2 risposte a Venerdì Santo

  1. Brunello Fogagnoli ha detto:

    Sacrificio

    passione dolorosa
    sopporta l’umanità
    in questi giorni

    spine acuminate in capo
    di piombo e uranio
    arrossano la fronte

    a donne e bimbe
    colpevoli d’essere persone
    in luoghi ricchi di civiltà

    antiche e leggendarie
    dove popoli e piante
    crescevano insieme

    punte d’acciaio infuocate
    squarciano il petto
    a genitori e figli

    spargendo vita
    trascorsa brevemente
    su terre asciutte cariche d’ulivi

    ferri acuminati storpiano
    mani e piedi
    strappando dignità

    amore e riso
    a chi con mani e piedi
    calcava la sua terra

    ricavandone la vita
    per chi vuole resistere
    per chi chiede giustizia

    Pasqua 2008
    ___________________

    Girando nella rete ho trovato questi versi -versi! lo sono poi?-, vecchi di più di un anno. All’epoca -marzo 2008- il massacro dei palestinesi da parte di Israele si era inferocito più del solito. La Pasqua suggellò quel doloroso inasprimento.
    Un anno dopo è la terra l’Abruzzo violentata dagli interessi umani a colpire degli umani perché la natura ha reclamto rispetto per sé e per gli umani stessi. E ancora la Pasqua ha marcato la tragedia di una gente.
    Se guardassimo un po’ più spesso il tempo delle feste comandate troveremmo argomenti poetici per denunciare processioni infinite di cristi in croce colpevoli solo d’esser mortali.
    Come mai? cosa manca? Io rispondo: intanto il senso del diritto ad esistere per noi e per la casa che da milioni di anni ci ospita.
    Rompere il silenzio, iniziare a parlare, suggerisce con bella sensibilità -ad onta del suo nome- Piera. Ma, basta un’ode ad un triste venerdì santo? servono delle terzine che denunciano un inaccettabile sacrificio? Ad esternare emozioni dolorose nel tentativo di condividere con altri il peso di quello strazio, sì, probabilmente sì. Ma per recuperare il senso dell’umanità no, assolutamente no! Per questo ben altro è l’impegno da offrire, che sarà più intenso se accompagnato dal canto poetico, ma che solo può dar senso a quel medesimo canto.
    Si scrivano pure dei versi, allora, agendo prima, però, azioni solidali.

  2. pieraisgro ha detto:

    Il segno del dolore
    incide la sua voce

    e non so come
    il silenzio
    incomincia a parlare.

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