Lettera ad una professoressa

Questa – per gentile concessione dell’autore – è una lettera di un vecchio (si fa per dire) studente del Volterra nella quale è tracciata brevemente la sua esperienza di studio in Italia e in USA.

La ritengo altamente istruttiva per tutti voi ( e noi).

Gentile Professoressa ,

Ho avuto il Suo indirizzo email tramite i miei genitori, incluso un breve resoconto su ciò che vi siete detti.
Augurandomi che tutto vada per il meglio, sia dal punto di vista personale che scolastico, e’ con sommo piacere che Le racconto un po’ di quello che mi e’ successo negli ultimi anni e negli ultimi tempi. Spero solo di non essere noioso o prolisso 😉

Come immagino sa gia’, al termine della mia esperienza all’ITIS mi sono iscritto a Scienze Informatiche a Padova. Ho preso la Laurea Triennale nei tre anni canonici (in realta’ con qualche mese d’anticipo) e con il massimo dei voti, per poi continuare con la Laurea Magistrale, che ormai mi appresto a concludere nel giro di qualche mese (il tempo passa troppo veloce anche quando hai solo 20-23 anni).
La mia esperienza universitaria e’ stata direi molto positiva. Non nascondo che, nonostante dall’esterno possa sembrare che tutto sia stato liscio semplice e immediato -una sfilza di esami passati con ottimi voti e senza alcun ritardo- la cosa sia stata molto impegnativa e attraversando momenti personalmente molto difficili.
Detto questo, la mia esperienza mi ha insegnato molte cose.

La prima cosa e’ il poter affermare, senza opportunismo e con onesta’ intellettuale, che la formazione italiana CONTA ed e’ MOLTO VALIDA.
La preparazione ricevuta all’ITIS mi ha semplificato notevolmente il percorso universitario. Non saprei trovare le parole giuste per spiegarlo, non si tratta solo del fatto che una percentuale (non enorme ma comunque considerevole) di cio’ che ho studiato all’Universita’ era gia’ stato toccato alle superiori, ma credo mi abbia consegnato una sorta di forma mentis con la quale poter affrontare al meglio i miei studi d’Informatica. La cosa e’ poi soggettiva, chiaro, ma ho conosciuto molti colleghi di studio provenienti da licei scientifici con ottimi voti avere notevoli problemi nell’affrontare il corso di studi.
Alla fine credo proprio sia stata questa l’eredita’ piu’ preziosa che ho ricevuto dalle superiori: la capacita’ mentale di affrontare i diversi campi dell’Informatica (e correlati). E’ certo vero, poi, che la mia esperienza all’ITIS non e’ esente da critiche, anzi… Ma dando spazio a qualche luogo comune si sa che viviamo in un mondo imperfetto e che ci sono sempre margini di miglioramento.

Un’altra cosa che ho imparato e’ che nel mondo dell’istruzione (superiore o universitaria) esistono delle persone che veramente danno l’anima per ciò che fanno, hanno un gran cuore e sono pronte a volerti bene… Basta solo avere il coraggio di cercarle.
Su questo punto mi ritengo molto fortunato: all’ITIS tanto quanto a Padova ho conosciuto un pugno di docenti eccezionali e veramente dal cuore d’oro senza i quali probabilmente la mia esperienza nel complesso non sarebbe mai stata la stessa.

Come probabilmente saprete, quest’anno ho deciso di fare un altro salto: ho fatto richiesta per una borsa di studio, l’ho vinta e sono volato in California per fare il mio ultimo anno di Universita’.
L’esperienza californiana e’ per certi versi indescrivibile e ci vorrebbe un tempo immemorabile per tentare di spiegarla a parole… Per cui cerchero’ di rimanere su ciò che concerne l’istruzione.
Io sono finito a Irvine, Orange County (sotto a Los Angeles per intenderci), per mia volonta’ in quanto si tratta di una delle Universita’ Top 10 nel mondo per quanto riguarda l’Informatica. Inutile dire dunque che avevo notevoli aspettative a tal riguardo… E posso dire che per certi versi siano state rispettate, mentre per altri no.
L’impressione (non solo mia, anzi estremamente condivisa) e’ che il livello generale d’istruzione americano e’ estremamente basso. L’Universita’ e’ molto *molto* più “facile”. Ciononostante, le Universita’ qui hanno qualcosa che in Italia non abbiamo… Risorse finanziarie enormemente maggiori alle nostre e un legame diretto con le medie e grandi realta’ industriali. Cio’ significa opportunita’ a non finire, per chi sa coglierle.
Il fatto poi che il livello di preparazione medio sia molto basso ha un riscontro molto positivo per persone come me, che arrivano dopo aver ricevuto un’istruzione “straniera”: siamo molto piu’ preparati, e i docenti americani stessi lo sanno, e fanno di tutto per “tenerci”. Ci portano sul palmo di una mano e ci offrono veramente molto. Questa e’ la vera “fuga dei cervelli”, e per fortuna o purtroppo io ne sono un esempio.

Anche qui a Irvine infatti ho conosciuto una persona d’oro, che e’ l’advisor con il quale ho deciso di lavorare alla tesi di laurea. Dopo aver ricevuto insistenti feedback da altri docenti americani con i quali avevo fatto dei corsi, e entusiasta di come lavoro (seppur, onestamente, non mi e’ parso finora di aver fatto proprio nulla di eccezionale), mi ha proposto di continuare la mia esperienza americana con un dottorato di ricerca.
Ora, io non ero preparato a questa possibilita’ e la scadenza per il bando 2011-12 era gia’ passata da piu’ di un mese, ma con un tipico colpo teatrale all’americana il Prof ha chiesto un’eccezione al dipartimento (forte del suo “peso” in quanto membro senior e della volonta’ pure degli altri docenti) e hanno ammesso la mia domanda. E’ passato ben poco (incredibile, se pensiamo agli standard italiani) ed ho ricevuto la conferma positiva: ho vinto una borsa di studio per dottorato, con stipendio mensile “onesto” (sempre rispetto agli standard italiani), tasse e assicurazione sanitaria pagati.
Dunque, cio’ che succedera’ ora e’ che tornero’ in Italia a meta’ Giugno, mi laureero’ e poi tornero’ negli States a fine Settembre per questo nuovo inizio. Non nascondo che prendere questa decisione sia stato molto difficile e tutt’ora abbia un mare di perplessita’, ma per ora sembra la cosa piu’ giusta da fare.

Suona ormai come un cliché, ma l’Italia purtroppo offre poco per quanto riguarda il mio campo di studi: mentre studiavo ho ricevuto un buon numero di offerte di lavoro, alcune anche interessanti, ma nulla di comparabile a ciò che mi si prospetta qui.
Nei mesi che ho passato negli USA, ho avuto l’opportunita’ di entrare nel processo di assunzione di aziende come Google, Facebook e Microsoft (e tutte hanno riconosciuto la mia ottima preparazione ma nessuna ha voluto assumermi per mancanza di esperienza lavorativa — ecco un punto a sfavore dell’Universita’ italiana!). Il mio advisor mi ha chiesto se quest’estate avessi voluto fare uno stage a IBM in Cina e un altro professore mi ha chiesto se ero interessato ad essere assunto nella sua startup praticamente da subito. In Italia tutto cio’ e’ impensabile, e non mi azzardo a dare colpe a nessuno… E’ solo la constatazione di un dato di fatto.

Rivedendo in prospettiva il mio percorso, di una sola cosa mi rammarico ai tempi dell’ITIS. Nessuno mi ha dato una prospettiva, un ispirazione, un’idea di quali possano essere le possibilita’ per una persona che veramente crede in cio’ che studia.
Io credo sia un dovere da parte di una scuola superiore (specie di una specializzante come l’ITIS) fornire un panorama di ciò che veramente si può (o quantomeno si può tentare di) raggiungere attraverso gli studi.
Avere un’idea di ciò che ci aspetta e di quali possano essere alcune delle opportunita’ piu’ interessanti e’ sicuramente una fonte di motivazione non indifferente, e sul lungo periodo può sicuramente avere un apporto positivo sull’impegno scolastico degli studenti.
Certo, probabilmente si arriva alle superiori con un grado di immaturita’ in cui probabilmente queste cose difficilmente possono essere apprezzate appieno… Ma secondo me un tentativo e’ piu’ che doveroso, come dicono qui “it’s worth trying!”.
Ricordo che nei miei tempi passati li’ spesso, pensando a che futuro avrei potuto avere, mi sono sentito solo, senza informazioni e senza un’idea chiara di come fosse il mondo la’ fuori. Questa certo non e’ una fonte di gran motivazione per dare il meglio.

Penso che ciò che ho scritto sia fin troppo, spero abbia un qualche senso e non risulti troppo noioso 🙂

Detto questo non mi resta che salutarLa e farLe i migliori auguri per tutto. Resto a disposizione per qualsiasi cosa, l’ITIS e le persone che ho conosciuto avranno sempre un posto speciale nel mio cuore ed e’ un onore per me contraccambiare se mai fosse possibile.

Cordiali Saluti dalla California

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Generale, Giovani, Informatica, Lavoro, Scuola, Società e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Lettera ad una professoressa

  1. pieraisgro ha detto:

    Cosa può rispondere una qualsiasi professoressa alla bellezza di una mente simile?
    Il desiderio di studiare, di imparare, di far tesoro delle esperienze, la consapevolezza di ricevere preziose eredità dallo studio e potenziare così le capacità mentali a tal punto da percorrere margini di miglioramento e vincere borse di studio…beh! è una risorsa così importante che “l’Italia” si lascia ovviamente sfuggire e intanto sta a guardare…
    …ma una persona così bella rende bello il posto in cui si trova!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...