Quando la poetica del fanciullino può essere motivo di riflessione

Conservare l’anima di un fanciullo, che consente di contemplare il mondo con meraviglia, di guardare la quotidianità, i fatti, le azioni, le cose come se fosse per la prima volta: è il rimedio pascoliano alle brutture della società contemporanea. Il fanciullino consente di contemplare l’invisibile, di metterci in contatto con il mistero della vita, vede la realtà in modo alogico “ senza farci scendere a uno a uno i gradini del pensiero”.E’ irrazionale e intuitivo, ha la capacità di stupirsi davanti alle piccole cose e sa accontentarsi delle piccole cose. Allontana l’odio e incrementa la fratellanza, l’amore, la bontà. E’ quindi benefico, salvifico.

Sanguineti e Salinari affermano che si tratta di una fuga, una forma regressiva di irresponsabilità, che disimpegna dalle lotte quotidiane. E’ un’oasi di originaria innocenza ricercata dall’uomo moderno per allontanarsi dalla violenza, dalla guerra, dai meccanismi del mondo capitalistico, dalle corruzioni.

E’ davvero così?

Rousseau sostiene che il progresso è causa di degenerazione, rende egoisti e l’egoismo è padre di molti mali. L’uomo è stato creato innocente, quindi recuperare quell’innocenza può salvare dalla contaminazione dal male.

Blake “canta” che è impossibile ottenere la vera innocenza senza aver fatto esperienza…forse percepiamo il valore delle cose dopo averle perdute, come racconta Shopenhauer?

Involuzione o salvezza? Fuga dalla realtà o rimedio per attingere energia pulita, in un mondo ammalato? Forza per vivere o paura di vivere?
Certo che Pascoli mette un po’ in crisi…voi che ne pensate?

Vi aspetto numerosi!
La prof.

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10 risposte a Quando la poetica del fanciullino può essere motivo di riflessione

  1. pieraisgro ha detto:

    @bobcarr, è l’animo adulto che risveglia il bambino…l’animo adulto non lo sostituisce, è sempre viglile e adulto.
    @Sì Davide, è una realtà altra, è una stanza soffiata di stelle/ sonante di un tocco bambino/sorride a ritmo di danza/ ticchettante di luce/ Angolino dell’anima/ Riserva d’infanzia/ protetta/ dall’assillo del male.
    Ma come può un artista piegarsi ai meccanismi delle convenzioni?

  2. Davide ha detto:

    Ti ricordo, @Edoardo, che come livello ultimo dello spirito in trasformazione, lo stesso Nietzsche pone la figura del fanciullo, l’unico capace di dire un sacro sì alla vita; ma sono d’accordo con te: la visione bambinesca della vita a cui Pascoli fa capo, non è, in mia opinione, sana. Condivido appieno la tua opinione e quella di Sanguineti e Salinari.
    Speculando liberamente, però, un piccolo tarlo ha fatto capolino nella mia convinzione, cercando di roderla:

    “L’accettare le responsabilità del mondo adulto, fare proprio il gioioso onere di crescere una famiglia, piegarsi ai meccanismi della carriera e delle convenzioni sociali, è un atteggiamento che si addice ad uno scrittore? Ad un poeta? Ad un artista?”

    Beh sinceramente io se fossi un artista, soffrirei moltissimo di ciò, soprattutto se fossi vissuto a cavallo fra l’800 e il ‘900, infatti Pascoli grazie al fanciullino EVADE..
    Ora ho capito perché si può inserire il suo lavoro nel decadentismo: la fuga era, oltre alla caduta degli idoli, uno dei fondamenti su cui questa corrente letteraria si costruì basti pensare ai poeti maledetti e i loro “Paradisi Artificiali” [C. Baudelaire], al personaggio del dandy in cui l’anima sofferente di Wilde e lo spirito insoddisfatto di D’Annunzio si rifugiavano..

    Il fanciullino è un modo come un altro di evitare il suicidio, ed è del tutto giustificabile.

  3. pieraisgro ha detto:

    Sì Matteo ed è verificabile dal punto di vista sperimentale, proprio come la fisica quantistica!
    E’ così complesso il semplice pascoliano!
    E’ proprio il teorema del semplice che potrebbe sembrare fantasia, ma è così vero.

  4. pieraisgro ha detto:

    ” Nascondi le cose lontane
    che vogliono ch’ami e che vada!
    Ch’io veda là solo quel bianco
    di strada…” (Nebbia-da Canti di Castelvecchio-Pascoli).
    E’ decisamente una consapevole protezione dalla verità della vita! Preferire la serenità alla verità.
    Cos’è meglio?
    Forse la carica positiva permette di essere più forti nell’affrontare la vita? E’ il male ad avere la meglio o l’animo bambino ci salva, non tanto perchè non ci fa vedere , ma perchè è energico e trova soluzioni inattese?

    • Alessandrini Matteo ha detto:

      Credo che veramente l’animo bambino ci salva in ogni momento perchè ha tutto un altro modo di pensare dell’animo adulto. D’altro canto, un bambino e solo un bambino può vedere le situazioni in maniera tutta sua, anche in situazioni drammatiche. Il fanciullino è la carica energetica che ci aiuta a superare ogni momento. Vorrei fare una piccola affermazione e questa è: il fanciullino è più forte di una droga perchè ci aiuta a superare tutto, ma a differenza di una “vera” droga, questo rimane per sempre e, soprattutto, non porta dolore e dipendenza come purtroppo porta una droga come la conosciamo. Il “fanciullino” è energia positiva, sempre pronta a entrare in azione e, soprattutto, porta benessere e armonia con noi stessi.

  5. Edoardo ha detto:

    Si inizia a perdere l’anima del fanciullo durante la crescita. Attraverso le esperienza, l’educazione, le nuove conosce, si inizia a vedere un modo non più come nell’età fanciulla semplice e ben definito, bianco o nero, dove distinguere ciò che è bene da ciò che male è facile e consigliato per noi dai genitori, ma più complesso dove non è più chiaro cosa dover fare, dove una scelta buona può dover essere accompagnata da compromessi, dove capiamo che quello che è bene per noi può non esserlo per qualcun’altro e ricordando Nietzsche dove diventiamo noi i giudici e i vendicatori della nostra legge, della nostra morale.
    Quindi personalmente vedo il risveglio di questo fanciullo, come una fuga codarda da ciò che abbiamo imparato del mondo. Risvegliare l’anima del fanciullo significa che una volta scoperto che ciò che abbiamo appreso è brutto e non ci piace, volerlo dimenticare, e ritornare a vedere il mondo con gli occhi di un bambino, dove tutto è semplice e non dipende da noi, dove si può stare in un limbo felice semplificando realtà più ampie e complesse e non pensando di averne una responsabilità.
    Secondo me significa preferire la felicità alla verità.

  6. pieraisgro ha detto:

    E Cebete ridendo disse: «O Socrate, cerca di persuaderci, come se noi avessimo davvero paura. O meglio, non come se avessimo paura noi, ma come se ci fosse un fanciullino dentro di noi e che avesse tali paure. Cerca, dunque, di persuadere questo fanciullino a non aver paura della morte come degli spauracchi.»(Platone-Fedone)
    Socrate sosteneva che non si deve avere paura della morte, perchè l’anima è immortale, ma Cebes rispondeva che forse è il fanciullino, che alberga dentro di noi, ad aver paura.
    Pascoli scrive.” Egli è quello, dunque, che ha paura al buio, perchè al buio vede o crede di vedere…alla luce sogna o sembra sognare, ricordando cose non vedute mai”..
    Il fanciullino è l’immaginazione, è la spontaneità.

  7. Alessandrini Matteo ha detto:

    Io credo che tutti dentro di noi abbiamo il “fanciullino” descritto da Pascoli: c’è chi ce l’ha sveglio e vigile, c’è chi invece l’ha addormentato per sempre dal momento che è maturato. Ora, in un mondo come il nostro pieno di confusioni in politica e nella società, questo “fanciullino” può essere un utile strumento che accomuna tutti per poter superare i problemi che ci sono su tutti i fronti. Se guardiamo, invece, il singolo individuo, il “fanciullino” può servire in certi casi a “isolarsi” dal mondo esterno per rivivere la giovane età passata e provare di nuovo quelle emozioni che solo lei (la giovane età) può dare. Non bisogna, dunque, vergognarsi di tenerlo sveglio o svegliarlo quando serve questo bambino dentro di noi perchè, altrimenti, saremo solo dei robot; nel senso che, davanti a un’emozione vissuta nel passato e che si ripresenta nel presente, reagiremo con totale indifferenza e assoluta freddezza. Dunque, il “fanciullino” è la nostra personale forza di vivere: sta a noi a scegliere quando usarla e se usarla; l’importante è che, se la usiamo, non deve essere fonte di vergogna.

  8. bobcarr ha detto:

    Guardare il mondo con “meraviglia” è proprio del filosofo secondo il pensiero greco. Però mi piace anche il parere di Sanguineti.

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