Quando i ragazzi studiano Boccaccio

Il Dio denaro ieri e oggi.
Campardo, Chinellato, Barbaran, Bianco
Fin dai tempi antichi il denaro è stato alla base delle differenze sociali e causa di innumerevoli guerre, ieri come oggi. Ma è possibile che sia nell’epoca moderna che in quella che prenderemo in esame, il XIV secolo, l’unica divinità sempre adorata resti il dio denaro? Prendiamo in esame il Decameron di Boccaccio, analizzando gli aspetti economici presentati nel libro e confrontandoli con i nostri tempi “moderni”./In questo testo, approssimativamente tradotto come” Dieci giornate”, dieci ragazzi raccontano ogni giorno dieci novelle, una a testa, per un totale di 100 novelle suddivise in 14 giorni, di cui 4 considerati di riposo. Ogni giornata ha un tema, scelto dal re o dalla reginetta, e nella prima e nella nona giornata il tema è libero. /L’opera è una testimonianza degli aspetti economici del tempo. L’aspetto che più emerge riguarda la situazione economica del ceto mercantile: essi sono infatti ricchissimi; ne è un esempio la novella di Lisabetta da Messina. Nel narrato si parla dello sventurato amore vissuto tra questa ragazza, sorella di tre ricchi mercanti, e il loro contabile.Già da qui si evidenziano alcuni elementi economici che persistono tutt’oggi; primo fra tutti, il rapporto tra il prestigio sociale e la propria ricchezza: i ricchi fratelli possono permettersi una vita più che dignitosa, senza farsi mancare nulla, e la sorella è costretta a vivere in una prigione dorata. /Anche oggi la situazione non è cambiata: seppur non dovrebbe essere così, la realtà è che più ricco sei, più sei importante e più influenza hai. Il padre dei fratelli era originario di San Geminiano, cittadina vicina a Firenze, che all’epoca era uno dei principali centri economici, data la grande presenza di banchieri e mercanti. L’uomo amato da Lisabetta, Lorenzo, è contabile per conto dei fratelli, quindi di estrazione sociale più bassa: era intollerabile all’epoca una tale unione, e viene ucciso di conseguenza. La buona reputazione non deve mancare : dopo lo scandalo creato dalla sorella per aver dissotterrato il corpo dell’amante ormai defunto e aver tenuto con sé la testa nel vaso di una pianta di basilico, i fratelli decidono di lasciare Messina e iniziare una nuova vita a Napoli. Per loro il denaro è più importante della loro stessa sorella. Anche oggi, purtroppo, spesso capitano situazioni in cui la famiglia o gli amici vengono messi da parte per i soldi. /Cosa non si fa per qualche quattrino! /Federigo degli Alberighi infatti, essendo molto ricco, spende senza nessuna preoccupazione tutti i suoi soldi pur di conquistare il cuore della bella Monna Giovanna, la quale lo ignora essendo già sposata con un uomo ricco. I soldi non sono sempre la strada per il cuore di una donna (e ciò sicuramente vale e varrà per sempre), e dopo vedremo che Federigo avrà la possibilità di riscattarsi. Rimasto povero, egli si ritira in campagna con il suo falcone: all’epoca, solo i ricchi e benestanti potevamo vivere all’interno della città, mentre gli altri dovevano vivere nel contado. Dopo la morte del marito della donna, Monza Giovanna fa visita a Federico, il quale, non avendo niente da offrirle, cucina per lei il suo prezioso falcone. Venuta a sapere dell’importanza affettiva dell’animale per Federigo, ella si commuove e decide di sposarlo, condividendo le sue ricchezze, ereditate dalla morte del vecchio marito, con il nuovo sposo. Federigo, tornato ricco, impara a spendere in modo oculato i propri soldi/. C’è invece chi è ricco e valoroso, come Cisti: umile fornaio fiorentino che, grazie alla fortuna, è riuscito a diventare ricchissimo e guadagnarsi l’amicizia di Geri Spina, nobile fiorentino; è una mosca bianca, una rarità, dato che nel Medioevo molto difficilmente si riusciva a diventare ricchi facendo lavori umili. Una cosa analoga avviene nei nostri tempi “moderni” : un lavoro umile come potrebbe essere il fornaio difficilmente porta più in là del semplice benestare, a meno che non si sia dotati di intelligenza e virtù. /Non tutte le persone che vivono in un contesto umile però sono oneste come Cisti. Calandrino, umile imbianchino fiorentino, caduto nella beffa di Bruno e Buffalmacco che gli fanno credere di aver trovato l’Elitropia, una pietra con il potere di rendere invisibili, ha come scopo arricchirsi derubando le banche usufruendo del potere della pietra. Questo desiderio è frutto delle condizioni di indigenza in cui viveva: la società del tempo era caratterizzata da un forte squilibrio economico. Sebbene divario sia stato parzialmente colmato nel corso dei secoli, negli ultimi anni si sta di nuovo accentuando la differenza fra ricchi e poveri: i primi hanno sempre più, i secondi sempre meno. /Concludendo, si può chiaramente capire che seppure siano passati i secoli, secoli, nonostante l’evoluzione tecnologica, scientifica, l’interconnessione mondiale, il dio denaro continua a dettare legge sulle scelte di vita delle persone.

MILLE MODI DI AMARE
L’AMORE NEL TRECENTO DI BOCCACCIO
Il sentimento nelle sue più varie sfaccettature
Brenko, Andrici, Tomita, Ion
L’amore muove il mondo oggi come ieri, Boccaccio ne evidenzia le sue diversità in quattro novelle del Decameron. Durante la terribile peste del 1348, dieci giovani amici si rifugiarono in una villa nella campagna fiorentina dove si dedicarono a raccontarsi delle storie per passare il tempo.
UN AMORE INVINCIBILE Lisabetta e Lorenzo, lei, sorella di mercanti, lui, contabile. Nasce un amore profondo, proibito però, dalle loro differenze sociali, fatto da sguardi e incontri segreti, si abbandonano all’amore carnale, frutto di grande passione. Lorenzo, assassinato dai fratelli dell’amata per preservare l’onore della famiglia, appare in sonno alla tormentata Lisabetta: il loro amore prosegue immorale superando la morte e l’odio dei fratelli. Lisabetta, privata di ogni suo ricordo, è straziata dal grande amore che portava dentro, muore e si ricongiunge all’amato. I fratelli, costretti a fuggire, sono sconfitti da questo amore che trionfa anche sul tempo, grazie ai racconti tramandati nelle canzoni popolari.
TUTTO PER AMORE Federigo degli Alberighi è un nobile fiorentino invaghito di Monna Giovanna. Per conquistarla si dedica all’amore splendido, sperperando ogni suo avere per organizzare feste in onore dell’amata, ma ella, fedele al marito, lo ignora. Il tentativi di Federigo sono tipicamente cortesi, il nobile si sente elevato da questo amore anche se questo lo porta alla povertà. Giovanna, alla richiesta del figlio malato di avere il maestoso falcone di Federigo, dopo vari tentennamenti decide di fargli visita, spinta dall’amore materno, pur sapendo di richiedere il suo unico bene e di essere la causa della sua povertà. Federigo, sorpreso dalla visita, decide di sacrificare il suo falcone per amore, offrendoglielo come pranzo. Monna Giovanna, appreso dell’umile sacrificio riconosce l’onestà e l’umiltà di Federigo. L’amore di Federigo non è condizionato dalla sua povertà e resiste nonostante le difficoltà. Alla morte del figlio, Giovanna è tormentata dalle pressioni dei fratelli che vogliono trovarle un nuovo coniuge. Ella decide di sposare Federigo, non per amore, ma per fermare le pressioni dei fratelli, apprezzando il << valore e magnificenza >> di Federigo. Il matrimonio tra i due è frutto quindi di un’opportunità, la sistemazione economica di lui, che lo ricompensa dei sacrifici, e la liberazione dalla pressioni di lei./AMORE MATERNO – Monna Giovanna è spinta dall’amore per il figlio a far visita a Federigo. Questo amore è un sentimento naturale, incondizionato e moderno. È il più sensibile e spinge ad agire <>, così Giovanna, vedendo il figlio malato, mette da parte l’orgoglio per cercare di renderlo felice. /AMORE PER IL LAVORO – La storia di Cisti rappresenta un amore diverso, non più rivolto alla persona ma al suo mestiere, quello del fornaio. Pur avendo un lavoro umile e spesso disprezzato, Cisti non solo riesce ad offrire del vino all’ambasciatore di papa Bonifacio VIII, Geri Spina, riesce a guadagnare il suo rispetto. Cisti utilizza l’ingegno aggirando le rigide barriere sociali e i pregiudizi, riesce a mettersi al loro stesso livello chiamandoli <>. Ciò dimostra che con l’amore e la passione per il proprio mestiere è possibile andare lontano, ed essere riconosciuti./QUANDO L’AMORE NON C’È – Nel trecento, il matrimonio non sempre era dettato dall’amore, ma per soddisfare degli interessi. Questi matrimoni non erano fondati su basi solide. È il caso dello stolto Calandrino che accusando la moglie di essere una strega la picchia senza alcuna pietà.
DECAMERON di BOCCACCIO – ASPETTI SOCIALI DEL TRECENTO
Fedato, Martini, Sobolski, Vettor classe 3^A
Il Decameron raccoglie cento novelle raccontate da dieci giovani in dieci giornate. Questi giovani decidono di trascorrere quattordici giorni in una villetta di campagna per evitare il contagio della peste di Firenze del 1348. Le novelle del Decameron di Boccaccio sono ricche di informazioni relative agli aspetti sociali del 1300./Dall’analisi della novella “Federigo degli Alberighi” di estrazione sociale nobile si può notare l’importanza del mettersi in mostra e corteggiare la donna amata anche spendendo tutto ciò che si possiede, come dimostra il nobile Federigo che per attirare l’attenzione di Monna Giovanna spende tutto in banchetti e feste. Inoltre questo costringe Federigo ,ormai diventato povero, a trasferirsi in campagna perché non si sente degno di vivere in città./Un altro elemento fondamentale della società del’ 300 è la presenza di una famiglia patriarcale in cui la donna è sottomessa e le viene imposto un matrimonio perché non può star da sola, ma deve essere sempre accompagnata. Persino l’eredità alla morte del marito viene lasciata al figlio maschio e non alla moglie./In questa novella però si può notare che il marito, in caso anche della morte del figlio, lascia l’eredità alla moglie anche se donna perché Boccaccio ribalta la situazione reale. Altri due aspetti sociali sono da rilevare in questa novella il primo è la forza dell’amore materno che in questo caso, spinge Monna Giovanna a superare la vergogna nell’andare a chiedere il falcone a Federigo quando, anche lei si trasferisce in campagna e il figlio si ammala. Infatti suo figlio chiede alla madre di poter avere come regalo il falcone di Federigo, con cui andava a caccia ed era l’unico bene rimastogli. Mentre il secondo è l’usanza Medievale dall’auto-invito e da parte del padrone di casa l’onore di avere ospiti; infatti la condivisione del cibo e lo stare a tavola insieme era un qualcosa di sacro. Federigo infatti accolto l’invito di Monna Giovanna di pranzare con lui e siccome è povero e non ha prelibatezze da prepararle, le cucina il suo amato falcone./Interessate é la situazione presentata nella novella “Lisabetta da Messina” che ha come protagonista il mondo mercantile.
Analogamente alla novella precedente, si mette in luce la centralità della famiglia patriarcale e gerarchica in base all’età e al genere, infatti il potere su Lisabetta é dei fratelli./La donna é sottomessa e non può mai uscire da sola. Lisabetta é sempre accompagnata da una domestica. I fratelli decidono sempre per conto della sorella, é trattata come una principessa in una gabbia d’oro.
In questa novella l’amore clandestino tra Lisabetta e Lorenzo, il contabile di famiglia, l’uccisione di lui da parte dei fratelli che non accettano questo amore e la depressione di lei fanno comprendere altri elementi sociali come l’importanza di una sepoltura dignitosa, infatti Lisabetta seppellisce la testa di Lorenzo in un vaso di basilico avendo sognato il luogo in cui era nascosto e non potendo portare via tutto il corpo per paura dei fratelli; il pettegolezzo e la curiosità dei vicini che raccontano ai fratelli lo strano comportamento della ragazza che piangeva vicino al vaso e la tradizione di tramandare storie oralmente (infatti la vicenda è stata tramandata dai cantastorie)./Lisabetta scopre della morte dell’ amato attraverso la sua apparizione in un sogno. Di conseguenza lei, per attenuare il suo dolore, prende la testa di Lorenzo e la pianta in un vado di basilico. I fratelli scoprono il segreto di Lisabetta e scappano con lei a Napoli per paura di essere scoperti e perdere la loro reputazione da mercanti.
Nel Medioevo, per i borghesi, era molto importante la reputazione anche della famiglia. La loro era minacciata dall’amore tra la sorella e Lorenzo, contabile e quindi di ceto sociale inferiore.
Una cosa simile succede nella novella di “Cisti il fornaio” dove viene messo in luce l’impossibile avvicinamento tra il popolino e la nobiltà./In questa novella incontriamo Cisti, un fornaio, mestiere ritenuto vile e inferiore anche a quello del mugnaio, che possedeva una bottega in cui poteva vantare la vendita dei migliori vini di Firenze. Un giorno l’ambasciatore di Papa Bonifacio VIII Geri Spina passò davanti alla sua bottega e Cisti sentiva il desiderio di offrirgli il suo buonissimo vino, ma non poteva, come appena detto, avere contatti di sua volontà con l’ambasciatore, di ceto sociale più alto. Quindi l’unico metodo utilizzabile da Cisti per offrire da bere a Geri Spina era di attivarlo usando la sua furbizia, virtù riconosciuta indispensabile per l’epoca. In questa novella è la Fortuna che fa avvicinare Geri Spina a Cisti, facendoli diventare amici. La Fortuna è l’elemento che caratterizza il pensiero laico, che comincia a diffondersi in questo periodo. Dopo che l’ambasciatore concluse il suo periodo di permanenza a Firenze, decise di dare una festa d’addio, come di abitudine fare i n queste occasioni. La furbizia di Cisti riuscì a battere quella del servo che si presentava da lui con un fiasco di vino più grande rispetto a quello voluto da Geri Spina, perché il servo voleva tenersi del vino, chiesto a Cisti per l’occasione della festa, anche se quello non era vino per servi. Infatti nel Trecento la figura del servo era molto discriminata, persino discriminata dal fornaio che non lo reputava degno di bere il suo ottimo vino. Quindi Cisti rimandò indietro il fiasco ogni volta vuoto, fino a che l’ambasciatore scoprì l’inganno del servo. Infine lo rimandò da Cisti con un fiasco più piccolo e riconosciuto il rispetto e l’educazione di Geri Spina nel chiedergli solo quel poco del suo buon vino, il fornaio glielo donò tutto. /La furbizia è presente anche nella novella “Calandrino e l’elitropia” manifestata attraverso la beffa, cioè l’industria e l’intelligenza umana. Questa novella racconta una vicenda che vede come protagonista il popolino, dove la povertà regna, e talvolta anche l’indigenza. La fame, dovuta alla povertà, porta ad avere un immaginario collettivo che raffigurava la città di Bengodi. In questa città si possono trovare enormi quantità di cibo di ogni tipo e pietre dai poteri speciali. Tra queste l’elitropia, protagonista di questa beffa, ideata da Bruno e Buffalmacco, amici di Calandrino. Questa pietra veniva da Bengodi, come a sottolineare la falsità delle virtù di questa pietra. Calandrino era molto credulone e pensava veramente che alcune pietre, tra le più rare, avessero delle virtù particolari, elencate nei lapidari. Ad esempio l’elitropia, rendeva invisibili, lo zaffiro conservava la giovinezza e il diamante, liberava dagli incantesimi e dagli spettri. In città c’era un rappresentante della beffa, chiamato il Maso, che aiutava nell’organizzazione dello scherzo i due amici di Calandrino. Questa consisteva nel far credere a Calandrino che l’elitropia rendesse invisibile e che si trovasse nel Mugnone. La ricerca all’elitropia dei tre compagni inizia la domenica mattina in riva al fiume. A mezzogiorno, quando Calandrino aveva raccolto abbastanza pietre, Bruno e Buffalmacco attuarono la beffa, facendogli credere di essere diventato invisibile. Tornando in città Calandrino si accorse che nessuno lo badava, perché tutti erano complici di questa beffa, anche il suo compagno d’osteria con cui era solito trovarsi la domenica, giorno di incontro per stare in compagnia in piazza. L’unica persona che non era stata avvisata da Bruno e Buffalmacco era la moglie, che vedendolo arrivare a casa in ritardo per il pranzo e carico di pietre, lo sgrida. Calandrino che pensava fino a quel momento di essere invisibile, crede che sia stata proprio la moglie, in quanto donna, a rompere l’incantesimo della pietra. Quindi, posate tutte le pietre a terra, comincia a picchiarla. La donna, nel popolino, era vista come una strega ed era maltrattata e sottomessa al marito. Esisteva una vera e propria misoginia, cioè l’odio nei confronti della donna. Un’altra caratteristica del popolino sono i proverbi.
Si possono trovare degli aspetti sociali comuni alle novelle. Ad esempio la famiglia patriarcale e la donna sottomessa all’uomo, non sempre maltrattata fisicamente ma solo sottomessa psicologicamente. Questo elemento si può trovare nelle prime tre novelle, dove viene descritta la famiglia e la posizione della donna nella nobiltà, nella borghesia e nel popolino, in cui l’unica differenza è nel popolino in cui si mostra un vero odio verso il genere femminile. Un altro esempio può essere la sacralità dello stare a tavola. Cosa comune per tutti ma vista dal popolino come una cosa molto più preziosa, in quanto povero rispetto ai nobili che sperperavano le loro ricchezze in feste e banchetti.
RECENSIONE SUGLI ASPETTI LAICI DEL DECAMERON
Gasparotto-Mariuzzo-Menegon-Miraglia-Montagner
Il Decameron è un’ opera scritta da Giovanni Boccaccio subito dopo la peste che ha investito l’Europa nel 1348. Dopo pochi anni il libro fu completato. Il tema su cui si basa la narrazione è lo svago e il sollievo di coloro che soffrono a causa dell’amore, in particolare le donne./Questo capolavoro comprende una raccolta di cento novelle raccontate dieci al giorno per dieci giorni da sette ragazze e tre ragazzi./Ogni giornata ha un tema differente, scelto dal re o dalla regina del giorno, che va dal soddisfamento dei desideri erotici, alle beffe che donne e mogli fanno ai mariti, fino alle avversità con i mercanti. /Diverse sono la prima e l’ultima giornata che sono rispettivamente un racconto di un testo a piacere ed esempi di virtù./La Fortuna è la dea che decide il destino del mondo. Viene vista come un imprevisto, si crede che la Fortuna sia cieca, mentre “la fortuna aver mille occhi” , un chiaro esempio abbiamo nella novella di Cisti il fornaio dove un uomo con un mestiere così umile sia così nobile d’animo. Infatti troviamo un fornaio che grazie alla sua abilità ed astuzia riesce a divenire amico di un ambasciatore del Papa cosa quasi impossibile ed impensabile per il tempo. /Si nota una grande presenza della fortuna nel senso di imprevisto nella novella di Federigo degli Alberighi, infatti egli ricco e nobile non solo di elevazione sociale, ma anche d’animo si innamora di monna Giovanna la quale essendo già sposata non può nemmeno guardare Federigo, ancora una volta la dea Fortuna interviene prima facendo ammalare il marito di monna Giovanna e poi facendo ammalare anche il figlio di lei, quest’ultimo divenuto amico proprio di Federigo chiede alla madre il falcone di lui, ma egli era già divenuto così povero da dover proprio offrire il falcone come cena alla donna da sempre amata. La novella ha però un lieto fine dato che alla morte del figlio Giovanna sceglie di sposare Federigo./Nelle novelle di Calandrino ed Elisabetta la laicità non è così determinante anche se sempre presente anche con semplici avverbi o locuzioni avverbiali./Nella prima è la Fortuna che fa sentire a Calandrino la storia della pietra magica chiamata Eliotropia che possedeva la capacità di rendere invisibile chiunque la possedesse, mentre nella seconda si nota con gli avverbi “stranamente” e con la locuzione “sì andò la bisogna” nel senso che Elisabetta si innamorò di Lorenzo appunto per volontà della Fortuna./Possiamo anche notare come Boccaccio non si fa scrupolo di usare di usare figure religiose per divertire il suo pubblico, scopo della sua opera, rivolta soprattutto al pubblico femminile. Al contrario la divina commedia invece delinea, in base alle opinioni politiche di Dante, un modello morale da seguire./Il Decameron è costituito soprattutto da periodi lunghi, con una serie di procedimenti retorici, come disposizioni a chiasmo, anafore, costruzioni col verbo all’infinito. La composizione gerarchica del periodo serve a dare un ordine rigoroso agli elementi della sintassi./La narrazione segue la fabula, ovvero la disposizione degli elementi della storia in modo logico e cronologico./La narrazione crea una cornice alle novelle, la cornice è ripresa nell’ introduzione a ciascuna giornata, e nella conclusione, dove i giovani cantano e ballano./Nella cornice vediamo come Boccaccio esprime il suo punto di vista sui fatti che accadono, creando un effetto che permette a chi legge di entrare nella storia./Lo stile di Boccaccio rappresenta perfettamente la sua volontà di riordinare un mondo caotico, inserendolo dentro ad alcuni precisi moduli d’ordine./La lettura delle novelle è stata molto interessante sotto molti punti di vista./Per esempio si è riuscito a capire il valore delle donne : erano sottoposte al volere degli uomini come si nota nella novella di Elisabetta da Messina dove, per l’ appartenenza ad un diverso ceto sociale, i fratelli hanno premeditato e attuato l’omicidio del fidanzato./Inoltre si é evidenziata la caratteristica della beffa intesa come imbroglio ad una persona per dimostrare la propria intelligenza quasi come quella degli industriali; nella novella di Calandrino nella quale due amici, convinto Calandrino dell’esistenza di una pietra magica che lo rendesse invisibile, lo fanno attraversare la città pieno di pietre./In conclusione Boccaccio è riuscito a pieno a far capire il suo pensiero attraverso delle novelle che, a mio parere, sono state leggere e fluide da leggere.
ATTIVITA’ LABORATORIALE SU BOCCACCIO
Pillon, Loparco, Vianello, Franzin
Il Decameron è una raccolta di cento novelle, il cui autore è Giovanni Boccaccio. Nell’opera le novelle vengono raccontate dall’ onesta brigata, un gruppo formato da sette ragazze e tre ragazzi fiorentini, rifugiatisi in una villa di campagna nei pressi di Firenze. /Decameron significa “Dieci giornate”, infatti ogni personaggio, ogni giorno esclusi il sabato e la domenica, per due settimane racconta una novella incentrata sul tema del giorno che veniva scelto dal re o dalla regina./Quest’ultimo cambiava ogni giorno e il più giovane del gruppo, Dioneo, oltre a raccontare per ultimo, poteva scegliere un argomento diverso da quello proposto./Nella raccolta, la donna assume un aspetto rilevante perché l’autore mette in luce la loro posizione gerarchica nel ‘300, il loro pensiero e la loro forza d’animo./Infatti, a quel tempo, le donne erano in una situazione di subordinazione rispetto all’uomo e Boccaccio, essendo dalla loro parte, dedica loro l’opera./Nella novella trattata si evince che l’aspetto risaltante e che ci ha colpito maggiormente riguarda la loro condizione sociale. /Nella prima novella trattata, “Calandrino e l’elitropia”, il protagonista Calandrino viene beffato da due suoi amici, Bruno e Buffalmacco, che gli fanno credere dell’esistenza di una pietra in grado di rendere invisibili le persone (l’elitropia). /Per attuare questa marachella, i due amici hanno chiesto l’aiuto di tutto il quartiere e l’unica persona a non essere stata informata era la moglie del protagonista./Calandrino, convinto di aver trovato la pietra, ritornò a casa e venne rimproverato per il ritardo. Dato che Calandrino era convinto di essere invisibile, non pensava che la moglie lo potesse vedere./Nel popolino era usuale credere che le donne fossero streghe, e quindi che avessero la capacità di annullare i poteri magici./Come spiegato in precedenza, dalla frase “Questo diavolo di una femina maledetta mi si parò dinanzi e ebbe mi veduto, per ciò che, come voi sapete, le femine fanno perder la virtù a ogni cosa” si capisce che nel Medioevo in generale, e più precisamente nel ‘300, era radicato il pensiero misogenico, ossia dell’odio verso la donna e, nella novella, questo fatto avviene tra Calandrino e la moglie. Infine, é importante sottolineare il fatto che Calandrino picchia sua moglie come se non facesse parte del genere umano, ma lo fa senza alcun riguardo e senza alcun rispetto, come se fosse un oggetto di cui lei era il burattino che poteva essere trattata come voleva suo marito./Anche nel secondo testo studiato, troviamo aspetti riguardanti la sottomissione della donna verso l’uomo nell’ambito del matrimonio, in quanto erano i fratelli o il padre a decidere con chi far coniugare la figlia./In contrapposizione a ciò che abbiamo appena descritto, nella storia “Lisabetta da Messina”, appare il carattere bello e forte della protagonista./Questo è testimoniato dal fatto che Lisabetta trasgredisce il volere dei fratelli, in quanto si incontrava in segreto con il suo amante, Lorenzo (che era l’uomo di fiducia dei fratelli mercanti)./I fratelli, alla scoperta del fatto, si impongono contro il loro Amore e arrivano ad uccidere Lorenzo./La notte stessa la protagonista sogna l’amato che le parla della sua morte e del luogo dove era stato sepolto./Il giorno seguente, senza il consenso dei fratelli, la donna si reca al luogo della sepoltura e prende la testa di Lorenzo./Nonostante Boccaccio non la faccia mai parlare e sottolinei il suo pianto (“La giovane non restando di piangere…”), l’autore vuole sottolineare la sua forza di volontà derivante dall’amore intramontabile verso Lorenzo./Anche in questo caso notiamo la sottomissione della donna nel 1300, in quanto nella frase “Che se ne fosse ragione, ancora maritata non aveano” appare evidente che Lisabetta non era libera di scegliere per sé stessa, ma erano gli uomini di casa a farlo./A differenza delle precedenti novelle, in quella di “Federigo degli Alberighi” è Monna Giovanna,la protagonista,a scegliere chi sposare. Anche qui intravvediamo la forza interiore della donna con la differenza che l’ autore,rispetto alla novella precedente,la fa parlare e le permette la scelta dell’ uomo da sposare (essendo dalla sua parte) cosa che nel ‘300 era impensabile per i motivi già detti all’ inizio./Come era usanza nel 1300 Giovanna doveva sempre essere accompagnata da qualcuno per gli spostamenti fuori da casa infatti è il figlio ad accompagnarla al contado mentre una donna la segue da Federigo, questo aspetto lo si trova anche in “Lisabetta da Messina”./Nell’ ultima novella trattata, “Cisti il fornaio”, non vi sono presenti donne per uno specifico motivo: la donna al tempo non poteva lavorare nemmeno nei posti più umili come il fornaio perché non poteva guadagnare soldi. E’ proprio l’ autore a sottolineare volutamente questo fatto facendoci capire che la differenza sociale tra i due sessi era veramente elevata in quel periodo./Il Decameron di Boccaccio è dedicato alle donne, infatti il poeta intende con questa dedica restituire alla donna e all’amore quello che era stato negato dagli altri poeti. Chiuse nelle loro stanze, controllate da padri, madri, fratelli e mariti, le donne non potevano in alcun modo distrarsi, come invece possono fare gli uomini. In soccorso e rifugio di quelle che amano, sono dunque scritte le cento novelle raccontate in dieci giorni da un’onesta brigata di sette donne e tre giovani.
Cappellazzo, Favaretto, Nardean, Zottarel San Donà di Piave
Terza A
Decameron: cronaca dell’autunno del Medioevo
Tra fornai e cavalieri si costruisce una cornice che racchiude lo specchio del ‘300

In un periodo dove le istituzioni universali cadono in declino, Boccaccio propone la sua commedia umana. Inserendo nelle novelle delle critiche costruttive, il poeta racconta la società che immagina, proiettata verso il futuro ma con uno sguardo verso il passato. Esprime quindi la necessità di una riforma culturale e morale come già prima di lui Dante e Petrarca (che Boccaccio considerava suo maestro, dopo un ricco scambio epistolare)./Il tutto si svolge attorno alla ”onesta brigata”: un gruppo di giovani che per sfuggire alla Peste di Firenze si era rifugiato in campagna, raccontando storie per passare il tempo./Questi giovani si propongono come un modello di società nuova per un mondo nuovo, che cerca di ripulire la corruzione e la cupidigia di quel periodo./Attraverso loro l’autore racconta l’utopia della società che sogna, utilizzando come modello fatti dell’epoca, tradizioni e ideali del Trecento. /All’interno delle novelle Boccaccio si intromette attraverso dei commenti per mettere in evidenza o calcare alcuni aspetti che gli stanno a cuore. /Narra i pregiudizi dell’epoca e la gerarchia della società come nel caso di Federigo degli Alberighi, protagonista di una famosa novella, il quale incarna perfettamente gli ideali dell’aristocrazia cortese. Giostrando, armeggiando e donando i suoi averi Federigo cade in miseria per conquistare la donna amata: Monna Giovanna. Il poeta scruta nel profondo dell’anima del personaggio e ne contestualizza i valori nel suo presente. Infatti ammira molto le virtù cavalleresche ma porta in primo piano le basi materialistiche della cortesia. Nella novella Federigo cade in miseria e il suo amore per Monna Giovanna viene realizzato solo con il sacrificio del Falcone, unico bene rimastogli. Lo scrittore si fa portavoce della moderna società mercantile che conosce bene il valore del denaro e della fatica. La masserizia è condizione necessaria alla liberalità: solo se si amministra saggiamente il patrimonio le ricchezze possono durare e quindi maturare. La liberalità è invece necessaria alla masserizia per evitare che diventi avarizia e corruzione. Boccaccio unisce così la cortesia del mondo aristocratico con il lavoro e il pragmatismo dell’uomo borghese, sempre stando dalla parte di Federigo: rimproverandolo quando sperpera i suoi soldi e lodandolo per la sua prova di umiltà. L’autore evidenzia il paradosso in cui viene a trovarsi il protagonista: nella povertà riesce a realizzare il suo destino, mentre quando era nella ricchezza non ne è riuscito. All’inizio Federigo ha solo la cortesia e la virtù mentre alla fine della storia impara ad amministrare il patrimonio. In lui queste virtù raggiungono un esemplare equilibrio che lo porteranno alla felicità (attraverso il matrimonio con monna Giovanna). Il denaro, ieri come oggi è molto importante. Questo avviene perché la vita dei personaggi è manovrata dal caso: la natura e la fortuna, le due ministre del mondo. Anche nella novella di Cisti fornaio, il protagonista è un uomo cortese a cui la vita ha riservato un corpo sgraziato e un lavoro umile. Nonostante questo con il lavoro e l’intelligenza (virtù che Boccaccio considera fondamentali e ammira) riesce a costruire una realtà orizzontale, appianando le differenze sociali tra lui e i nobili ambasciatori. Cisti è un eroe boccacciano perché davanti ad una difficoltà (in questo caso riuscire ad invitare dei gentiluomini senza violare le convenzioni) riesce ad elevarsi dalla sua umile condizione utilizzando l’arte della parola e dell’industria. Oltre a queste ottime qualità Cisti possiede anche le virtù cortesi della liberalità e della generosità, infatti rappresenta l’opposto di Federigo degli Alberighi: Cisti è il borghese che prende come punto di riferimento le virtù cortesi. Questa novella rappresenta perfettamente il modello di società Boccacciano, dove le arti maggiori e le arti minori o meccaniche creano un’unità forte e armoniosa tra ceti inferiori e superiori. Questo tipo di realtà non era quella vissuta nel ‘300 poiché la visione della vita e dei valori non era comune alle due classi. Il lavoro, come l’industria, è molto considerato perché rappresenta la realizzazione di un progetto, come nel caso della burla, presente nella novella “Calandrino e l’Elitropia”. L’abilità di Maso del Saggio è proprio la capacità di progettare burle, che creano una realtà strampalata e inverosimile. Questo tipo di intelligenza, non condivisa dal poeta, fa apparire la realtà parallela più “vera” di quella reale. Inoltre Boccaccio racconta le tradizioni, come quella del paese di Bengodi che arricchisce la burla nella novella di Calandrino. La tradizione ha radici profonde nella realtà popolare: il sogno del paese dell’abbondanza dove è possibile mangiare a sazietà è la proiezione rovesciata di un mondo dove i ceti inferiori dovevano lottare contro la fame e l’indigenza. Per Maso, Bruno e Buffalmacco la beffa è il trionfo della virtù dell’industria e dell’intelligenza attiva, che sono i valori centrali della mentalità mercantile e urbana. Le persone di ceto inferiore volevano imitare l’ingegnosità dei mercanti, però senza la fortuna e le capacità non potevano raggiungere i loro livelli.
Il comportamento di Calandrino, dopo aver trovato la pietra magica, appare oscuro e violento. È proprio la violenza contro la moglie che gli fa assumere il ruolo di antieroe nel mondo del Decameron. In questo racconto si manifesta la subordinazione della donna e la misoginia del popolino./La donna, in tutto il Decameron, è rappresentata come una portatrice di valori cortesi, anche se ha un ruolo relegato come nel caso della novella “Lisabetta da Messina”, prigioniera in una gabbia d’oro. La vicenda poggia sul tema dell’amore negato e sullo scontro tra due potenti forze: l’amore e la vita calcolata di un mercante. La prima è rappresentata da Lisabetta che obbedisce solo alla forza irrefrenabile della natura, innamorandosi di Lorenzo; la seconda dai fratelli, che contrastano l’amore solo perché potrebbe danneggiare il loro buon nome e compromettere i loro interessi di mercanti. Sono due logiche che non possono incontrarsi da questo deriva l’impossibilità di comunicare tra Lisabetta e i fratelli. In quest’ultima novella Boccaccio mette sotto cattiva luce le azioni dei fratelli (mercanti inquadrati nei valori mercantili tipici dell’epoca), che per salvare la reputazione saranno costretti ad assassinare il giovane contabile Lorenzo, il quale aveva una storia d’amore con Lisabetta. Opporsi alla forza dell’amore è però impossibile. La ragazza per quanto vittima alla fine risulta vincitrice. Nasconde la testa dell’amante in un vaso di basilico, in modo che il ragazzo continui a vivere nella pianta. Questo porta alla disgregazione del nucleo familiare che i fratelli volevano tenere unito. Neppure la segretezza può essere preservata: il triste delitto viene divulgato dalla canzone popolare e dalla tradizione. È proprio per questi motivi che i fratelli saranno costretti a scappare a Napoli per ricominciare. L’amore (regolato dalla fortuna e dall’imprevisto) per Boccaccio è più forte della logica mercantile. Il messaggio è la necessità di un’apertura laica della morale familiare e sociale, dove i rapporti di subordinazione tra i sessi e i ceti diversi vengono meno, come nel caso già citato di Cisti. Il narratore si schiera dalla parte di Lisabetta e dalla parte delle donne (a loro infatti è dedicato il Decameron). Oltre alla fortuna, al caso, e alla vittoria dell’amore in questa novella Boccaccio rivela il nuovo aspetto laico della società: Lorenzo appare in sogno alla sua amata. Questo fatto magico è certamente incompatibile con la fede cattolica che nel ‘300 rappresentava la linea guida della società. Questa rottura con le forti imposizioni sociali emerge nella novella di Cisti (in cui il fornaio riesce ad entrare nelle amicizie del nobile ambasciatore Gerri Spina) e in quella appena citata di Lisabetta da Messina, che rompe gli schemi della famiglia patriarcale./Il Decameron è la commedia umana. Il sentimento che appare più spesso e con maggiore forza è quello dell’amore: l’amore umano, l’amore fedele, l’amore di madre, l’amore che nobilita./Boccaccio crea una società ideale in cui rifugiarsi dove è possibile ribellarsi alle ingiustizie senza abbandonare i valori e le tradizioni.

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