Articolo di “giovani” opinioni

L’Italia e le sue responsabilità: lotta contro gli scafisti e l’emergenza del traffico di esseri umani
M., un ragazzo dello Sri lanka, da 9 mesi a Roma, racconta sul giornale “Repubblica” la sua storia.
E’ arrivato in Italia con un volo diretto Colombo-Fiumicino con un visto d’ingresso per affari valido per 25 giorni ottenuto anche con il coinvolgimento di un’azienda italiana. Un ingresso perfettamente legale, ma M. è una vittima di traffico umano. Ha pagato circa 6.000 euro a un mediatore per avere visa e biglietto, ottenuti da una compagnia in Sri lanka. Entrato in Italia, non si è presentato all’impresa né ha registrato la sua presenza; passati i 25 giorni, è scomparso nella clandestinità. Adesso lavora come addetto alle pulizie e badante in condizioni estreme. Moltissimi si rivolgono a intermediari anche perché spesso non conoscono le leggi e le condizioni a loro favore.
Maria Grazia Giammarinaro è un magistrato italiano che si occupa di casi come quello di M.
Da venticinque anni combatte contro il traffico di esseri umani, che è al terzo posto tra le attività che arricchiscono la criminalità organizzata, dopo il commercio di droga e armi.
Dal 1996 al 2001 è stata coordinatrice del Comitato Internazionale contro il traffico di donne e bambini; contribuisce allo sviluppo della Convenzione ONU di Palermo contro la criminalità organizzata transnazionale e del Consiglio d’Europa contro il traffico di esseri umani.
Nel 2014, le Nazioni Unite l’hanno nominata Relatrice Speciale sul traffico di persone, in particolare di donne e minori, con il compito di promuovere i diritti delle persone trafficate, sfruttate, o a rischio di trafficking e ritrafficking.
“Il traffico di esseri umani in Italia e in Europa – dice Giammarinaro – è strettamente connesso con l’immigrazione e i trafficanti sfruttano la situazione di vulnerabilità e irregolarità di donne, bambini, giovani uomini provenienti da aree di conflitto o di estrema povertà. Il nesso tra trafficking e immigrazione deve essere compreso dalle autorità italiane ed europee: se mancano politiche di accoglienza e integrazione umane ed efficaci, i/le migranti continueranno ad essere preda di trafficanti, e se non moriranno in mare, cadranno nelle reti dello sfruttamento”.
Più le politiche migratorie sono restrittive, più aumenta la probabilità dello sfruttamento.
Le pene contro i trafficker sono ingiuste e troppo poco severe.
“Il nostro paese continua ad avere dei buoni risultati nell’azione anti trafficking, avendo assistito e reinserito nel lavoro molte migliaia di vittime. Tuttavia, già da diversi anni c’è stata una caduta di attenzione politica, che ha provocato fra l’altro gravi ritardi nell’attribuzione alle associazioni dei finanziamenti per l’assistenza.
Bisogna istituire delle procedure di ascolto, accertare i casi di trafficking all’arrivo, e applicare le norme di protezione sociale. Queste norme esistono. L’articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione consente di rilasciare un permesso di soggiorno e dare sistemazione alle persone che sono state soggette a violenza o grave sfruttamento, senza che esse siano obbligate a denunciare gli sfruttatori. Molte vittime non vogliono denunciare perché terrorizzate dalle minacce dei trafficanti. Ma in pratica l’art. 18 viene quasi sempre subordinato alla denuncia, e resta spesso inapplicato per lo sfruttamento lavorativo.”

Negli ultimi anni il traffico di esseri umani prolifera nell’ambito dell’immigrazione. L’Italia ha un ruolo centrale in questo contesto, poiché rappresenta la meta per molte traversate del Mediterraneo.
Tanti viaggi della speranza dalla Libia verso l’Italia, la nuova terra promessa per centinaia di migliaia di disperati che premono dall’Africa dilaniata dalle guerre e dalla povertà verso l’Europa, si sono trasformati in un’ecatombe di migranti.
L’Italia ha arrestato negli ultimi mesi 976 scafisti senza scrupoli che raccoglievano tra i dispersi il denaro preteso per l’attraversata e avevano riempito di migranti il barcone oltre ogni ragionevole limite.
Molti erano chiusi nella stiva e i portelloni, secondo le testimonianze di un migrante sopravvissuto, erano stati bloccati alla partenza.
Il trafficking è un settore molto redditizio, con un guadagno di 10 miliardi di dollari l’anno, con un giro di 1.200.000 bambini e 500.000 ragazze destinate alla prostituzione, secondo le stime di UNICEF e ONU.
Il 16 ottobre 2014 le cifre totali sono di 100.000 migranti: tra loro, quasi 9000 erano minorenni.
Per risolvere questa situazione il governo guidato dall’ex premier Enrico Letta ha organizzato l’operazione militare umanitaria “Mare Nostrum” che aveva due obiettivi: garantire la salvaguardia della vita in mare e assicurare la giustizia a coloro che lucrano sul traffico illegale dei migranti con lo scopo di sfruttamento.
Frontex, invece, aiuta le autorità di frontiera dei diversi paesi europei a lavorare insieme. La collaborazione tra Frontex e Mare Nostrum prende il nome di Triton. A Triton partecipano 29 paesi ed è stata finanziata dall’UE, con 22.9 milioni di Euro al mese.
Le persone che vengono usate come merci in questo criminoso traffico vengono reclutate nei paesi indigenti e poveri con la speranza di una condizione di vita migliore, e per molti di loro l’Italia è un passaggio obbligatorio verso “El Dorado”, l’utopia di un paese senza schiavitù e corruzione.
Anche se il traffico di esseri umani è sempre più legato all’emergenza immigrazione degli ultimi mesi, è un problema che esiste da molti decenni in Italia.
Nel 1988 il regista Jugoslavo Emir Kusturica raccontava nel film “Il tempo dei gitani”, il dramma dei ragazzi zingari che venivano sfruttati e portati in Italia a mendicare e rubare. Spesso i ragazzi sono costretti a prostituirsi ed è l’unica alternativa che hanno, o perché vengono obbligati a farlo, o perché gli permette di guadagnare il denaro necessario per sopravvivere.
L’Italia non deve creare delle condizioni per aiutare le vittime di questo aberrante contrabbando, ma deve eliminare il problema alla radice, andando a fermare i trafficanti direttamente alla partenza, anche con l’aiuto delle autorità locali e degli altri paesi europei, al fine di risparmiare la sofferenza di questa nuova forma di schiavitù a queste persone.
La Commissione europea, ha detto il ministro dell’interno Angelino Alfano, darà una mano all’Italia nella distruzione dei barconi dei trafficanti: “Le barche dei mercanti di morte saranno distrutte a terra”.
Per questo – ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi, sostenuto dal premier inglese Cameron – “chiediamo alla Comunità Internazionale di considerare una priorità il fatto per poter assicurare questi criminali alla giustizia internazionale che avvenga con l’arresto […] attraverso operazioni legittimate dalla Comunità Internazionale.”
Servono “interventi mirati per distruggere il racket della morte che è fuori da ogni controllo”.
Come dice la giornalista Monica Bianchetti, Umanità significa entrare nel problema dell’altro, immedesimarsi all’interno di una barca di migranti come se fossimo in un romanzo.

Cappellazzo, Gasparotto, Miraglia, Nardean, Vianello 4^A

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