Pensando a Goldoni

LA SPETTACOLARITA’ DI UNO SPETTACOLO
E’ così che il “Galileo della letteratura”, come De Sanctis definisce Goldoni,presenta Mirandolina: come un polo catalizzatore attorno al quale ruota tutta la vicenda.
Ne “La locandiera”, commedia rappresentata nel 1753 nel teatro veneziano di Sant’Angelo, Goldoni regala la sua commedia d’ambiente per istruire il pubblico, divertendolo.
Scaltra e intelligente, Mirandolina sa dosare civetteria e furbizia per sedurre i nobili clienti della sua locanda e salvaguardare i suoi interessi economici. La servetta stereotipata della commedia dell’arte si evolve, nella riforma goldoniana, in una borghese brillante, calcolatrice e con spirito di iniziativa, di cui l’autore trova ispirazione da un’attenta osservazione della vita quotidiana.
La caratterizzazione del personaggio cura la psicologia femminile, ne esalta le virtù e ne sottolinea i vizi , ma si presta a diverse interpretazioni che lasciano lo spettatore libero di interpretare , di osservare una donna anticipatrice del femminismo o ancorata ai canoni della società patriarcale, bisognosa di protezione maschile.
Caratteri e non maschere, personalità in azione popolano il palcoscenico e lo animano di ilarità, soprattutto quando entrano in scena i vari esponenti della nobiltà, bersaglio della polemica goldoniana. L’arrogante e misogino cavaliere di Ripafratta , l’arricchito conte di Albafiorita e il decaduto marchese di Forlipopoli divengono macchiette ridicole e vuote, parassite e frivole, anche se Goldoni non mette mai in discussione le gerarchie tra i diversi ceti sociali.
Il tutto si svolge in “familiar conversazione”, in un linguaggio semplice e comunicativo, che predilige la varietà dei toni e le brevi battute, la rapidità dei movimenti e la vivacità delle atmosfere, i dialoghi brevi e le intonazioni diverse che mai annoiano lo spettatore, ma tanto lo divertono nell’imprevedibilità degli eventi presentati.
Sulla settecentesca “Gazzetta veneta” Gasparo Gozzi pubblicava articoli di incoraggiamento alla riforma goldoniana del teatro, apprezzando i copioni dell’artista veneziano, che guardava il mondo dal punto di vista della gente comune e che attribuiva al palcoscenico la funzione di specchio di una società che si riconosceva nelle vicende raccontate e che rifletteva, di conseguenza ,sui comportamenti.
La vocazione teatrale di un avvocato insoddisfatto, qual era Goldoni, ha
permesso all’artista di essere rappresentato nei teatri del mondo
contemporaneo e di avere grande fortuna presso le generazioni di ogni epoca.
Uno dei maggiori critici letterari del Novecento, Walter Binni ( 1968) ritrae Goldoni nella serenità di raffigurare la realtà umana nell’accettazione dei suoi limiti e ciò conferisce alle commedie un tono gioioso , che valorizza il cittadino attivo e laborioso, intriso di mentalità illuministica. Come non riportare però il giudizio del saggista Giulio Ferroni ( 1943) che scova, dietro una ironica tranquillità, elementi di tensione e inquietudine, di “ tempeste in mezzo alla calma”. Si riferisce alle continue liti, alle ripicche , agli screzi tra i vari personaggi, come anche alle contraddizioni che si scatenano nella coscienza dei personaggi.
Il matrimonio finale tra Mirandolina e il fedele servitore Fabrizio “quello a cui mi ha destinato mio padre”, come afferma la protagonista, è per il critico letterario un pretesto per “ sospendere i conflitti più appariscenti”.
E’ così che lo spettatore sceglie di cogliere i variegati aspetti della poliedria del reale, grazie alla bellezza artistica, e per questo antireale, della commedia.
Piera Isgrò

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Una risposta a Pensando a Goldoni

  1. piera.isgro ha detto:

    I COMMENTI DEI RAGAZZI
    Ho apprezzato in generale l’ opera di Goldoni perché ha suscitato grande ilarità anche nelle cose più semplici.
    Mi è piaciuto il fatto che la protagonista fosse una donna e che fosse l’ unica donna che attirava l’attenzione dei vari personaggi.(Menengon)
    “La Locandiera” anche se è molto vicina alla realtà attraverso l’analisi e la descrizione del carattere dei personaggi, senza stereotipi e tratti precostruiti ,crea un microcosmo gestito dall’abile e furba Mirandolina.
    La commedia non descrive semplicemente le azioni ma cerca di dare soluzione ai problemi che vengono proposti e tutti i personaggi hanno una risposta diversa.
    La realtà è costituita dalle persone che con le loro azioni caratterizzano i pregi e i difetti.
    Mirandolina è in grado di leggere e fare di conto ma cede alla vanità e alla voglia di comandare gli uomini anche se alla fine dell’opera si riconduce ad una realtà più ordinata.
    Con la rappresentazione si può notare che è il teatro che si inserisce nella realtà e non il contrario.(Cappellazzo)

    La comicità della commedia proviene dall’ironia di fondo che Goldoni ha inserito sapientemente nella sceneggiatura; ma anche dai tempi comici e dall’espressività che la compagnia teatrale ha saputo proporci.
    Il punto di forza della commedia è la complementarietà dei caratteri dei personaggi, che si compensano a vicenda con le loro personalità contrastanti.
    Soprattutto nel personaggio di Mirandolina, che sebbene sia un personaggio femminile, è stato ben definito, e ha un ruolo centrale nella commedia.
    In contrasto con lei c’è il personaggio del cavaliere, che deve soffrire le pene di un amore non corrisposto e si trova a scontrarsi con le varie sfaccettature della sua personalità. Goldoni vuole proporre agli spettatori una commedia d’ambiente, dove chi guarda può sentirsi parte del contesto e le scene gli risultano immediatamente familiari.
    Questo permette di sviluppare i personaggi con maggior dinamismo e di creare numerosi intermezzi comici. La cosa simpatica della commedia d’ambiente è che lo sceneggiatore si trasforma in un burattinaio curioso di scoprire come si comportano i vari personaggi in relazione alle diverse situazioni della vita.
    Lo stile di Goldoni si riconosce in queste commedia per la rapidità e la vivacità nei dialoghi.(Nardean)

    Di Mirandolina emerge la sua pragmaticità, ma anche il suo attaccamento alla famiglia patriarcale, scegliendo infine di sposare Fabrizio.(Campardo)

    Ciò che salta all’occhio fin dalle prime scene de “La Locandiera” di Goldoni è la semplicità e ilarità dei personaggi: dal “E io pago”, celebre citazione di Totò ripresa dal Conte, al cavaliere che fa la barba a Mirandolina. La rappresentazione è un susseguirsi di ironie e assurdità, condite da un linguaggio dialettico che arriva diretto al pubblico. Il divertimento è assicurato. (Chinellato)
    La vivacità dei dialoghi e dei movimenti incolla lo spettatore a ciò che succede sul palcoscenico. I nobili vengono canzonati e resi ridicoli dai dialoghi scritti da Goldoni che riesce a portare in scena nel migliore dei modi il suo pensiero con caratteristica dinamicità.
    È proprio vero, il teatro è uno “specchio” che fa riflettere il pubblico, in questo caso sulla donna del Settecento. Interessante e coinvolgente è Mirandolina con i suoi monologhi riflessivi rivolti al pubblico come parte integrante della sua coscienza. Un modo semplice ma efficace per rendere partecipe lo spettatore, diventando diretto mittente delle sue parole e della sua furba civetteria. Tanto di cappello alla compagnia teatrale che ha saputo fare proprie le parole scritte da Goldoni, rappresentandole con sensazionale naturalezza. Sembrava non esistesse nessun copione e che tutto venisse improvvisato come se la rivoluzione goldoniana non ci fosse mai stata.
    Infine, l’ironia incorniciava la vicenda, in modo unico, in cui il carattere di Mirandolina veniva esaltato ancora di più.(Vettor)
    Gli attori, con ilarità, riescono a coinvolgere lo spettatore, portandolo a trovare delle differenze tra la lettura e la visione dell’opera. Gli attori con espressività, movimento, dinamicità riescono a rendere l’opera leggera e facile da guardare, per questo è piacevole da vedere, perché tratta dei temi che ancora adesso sono motivo di discussione.(Miraglia)

    Goldoni, in questa rappresentazione, riesce a trasmettere la psicologia di tutti i personaggi facendo però risaltare il ruolo di Mirandolina, la locandiera tuttofare, che con la sua furbizia e scaltrezza fa cadere tutti gli ospiti della locanda ai suoi piedi.
    Il confronto con il mondo del cinema è però, a mio parere, molto condizionato dal tipo di rappresentazione teatrale o di film che stiamo analizzando; infatti il coinvolgimento che il teatro ha suscitato in questo caso è possibile anche con un film ben riuscito.
    L’unica cosa che di certo differenzia questi due tipi di arte è quella che il teatro viene rappresentato al momento e il film è prodotto precedentemente. La rivoluzione teatrale di Goldoni è quindi da premiare per il livello di intrattenimento e divertimento che si ottiene con una compagnia teatrale all’altezza.(Gasparotto)

    “gli atteggiamenti e la movenze degli attori hanno aiutato a delineare i personaggi”(Barbaran)

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