Riflettendo sugli attentati di Parigi…

Gasparotto Alberto, 4^A 3 Dicembre 2015

L’attentato di Parigi…
L’attentato di Parigi ha fatto riflettere tutto il mondo a proposito degli estremismi religiosi dell’ Isis. Questo fatto ha colpito cristiani ed ebrei, islamici e atei tutti allo stesso modo, ha fatto pensare ognuno di noi che tutto questo è una cosa terribile, insensata, ingiusta e poi ci ha lasciato senza altre parole. Ci siamo resi conto, spaventati, che il bersaglio di questi attentati è ognuno di noi perché la colpa che ci viene data è quella di essere liberi, di avere la nostra cultura e di vedere la vita in modo diverso. Se per esempio dopo l’attentato alla sede del giornale Charlie Hebdo alcuni hanno sostenuto che era stato causato da una provocazione, tralasciando il fatto che la libertà di espressione dovrebbe consentirci di scrivere della satira senza recare offesa a nessuno, nel caso di Parigi, la causa è la nostra libertà e tutti ci siamo sentiti minacciati in quanto il bersaglio sono tutte le persone innocenti che come noi vivono la loro vita serenamente.
Ci siamo chiesti come fare per ostacolare questi terroristi, per tornare a sentirci al sicuro. Il problema più grande è che siamo abituati a pensare ad una guerra come lo schieramento di stati uno contro l’altro ma in questo caso non è possibile agire in questo modo. Abbiamo scoperto che i terroristi sono tra di noi e agiscono senza preavviso, riescono a tenere dentro di loro questi pensieri disumani fino all’ultimo momento prima del massacro. Questa nuova lotta contro il terrorismo va quindi combattuta diversamente. E’ una guerra di intelligence che punta a intercettare i messaggi utilizzati per organizzare queste stragi; si cerca di tenere sotto controllo tutte quelle persone che hanno, in precedenza, dimostrato di approvare ideali estremisti. Tutto ciò è molto difficile e appunto per questa motivazione molti giornalisti e opinionisti sostengono che dovremmo rinunciare momentaneamente alla nostra privacy (sul web) per facilitare le operazioni di spionaggio e intercettazione. Un altro argomento di discussione è l’aumento dei controlli alle frontiere, da molti considerati inutili in quanto spesso i terroristi si trovano già tra di noi e non hanno bisogno di spostarsi in Occidente perché ci vivono (e a volte ci sono nati).
Le azioni militari, iniziate dagli stati colpiti in prima persona, hanno creato un clima abbastanza teso e dopo l’abbattimento del caccia russo da parte della Turchia la tensione è salita alle stelle; una collaborazione militare tra tutti gli stati sembra difficile considerando le posizioni diverse e particolari di ogni nazione; nonostante questo si cerca di stare uniti senza perdere la calma e il controllo della situazione. Come possiamo fare allora per sfuggire a tragedie del genere? Dovremmo imparare il Corano? Emigrare dalle città a rischio che simboleggiano la nostra libertà? Oppure tutto questo significherebbe cedere al loro volere? Sicuramente se riuscissimo ad impedire che queste idee vengano inculcate e diffuse saremmo già a buon punto. I terroristi, infatti, agiscono secondo degli ideali che sono innaturali ma, paradossalmente, il cervello umano è capace di arrivare al punto di ritenere giusti questi pensieri estremisti. Ci sentiamo male sapendo che un uomo come noi è capace di uccidere senza pietà. Può sembrare strano ma la mancanza di istruzione, l’ignoranza dell’esistenza di pensieri diversi e di popoli diversi fanno sì che un individuo possa facilmente essere influenzato e manipolato per scopi ignobili come il terrorismo. Oltre a questo però per riuscire ad agire con freddezza i terroristi vengono drogati prima di uccidere. Una delle droghe utilizzate è il captagon che inibisce il senso di paura e di fatica rendendo quindi chi lo assume iperattivo. Molti esperti sostengono inoltre che il traffico di questa sostanza stupefacente, prodotta in grande quantità in Siria, venga utilizzato per finanziare l’Isis. Con l’uso di droghe quindi si previene il rifiuto e la paura che potrebbero colpire i terroristi al momento di agire, la consapevolezza viene annullata insieme a quel senso innato di giustizia che potrebbe trattenerli dal compiere un gesto così spietato.
Conoscere queste cose alimenta l’insicurezza delle persone. Siamo vulnerabili perché la nostra società non ci garantisce più di essere sereni. Dopo questo fatto ci sentiamo in pericolo, soprattutto perché ci è molto vicino, sia fisicamente che moralmente. Ci siamo sentiti dire che per altri attentati non abbiamo avuto la stessa reazione, per esempio qualcuno ha lamentato un eccessivo interesse da parte dei media nel raccontare questo fatto rispetto ad altri che avevano lo stesso rilievo. In parte si può giustificare la nostra particolare attenzione a un fatto del genere perché è avvenuto vicino a noi e ci ha coinvolto molto a livello emotivo, siamo fatti così: se un fatto avviene nel nostro contesto la nostra opinione sarà più forte e amplificata.
Come possiamo fare allora per combattere il terrorismo? Innanzitutto dobbiamo essere consapevoli che ogni forma di estremismo è sbagliata perché è fondamentale tollerare le idee degli altri anche se diverse o addirittura opposte alle nostre. Poi dobbiamo capire anche che il razzismo è controproducente ed avere dei pregiudizi in questo senso è profondamente errato. Cercare di avere più fiducia in se stessi e negli altri e mantenere sempre uno spirito di collaborazione e di confronto pacifico aiuta sicuramente a vivere più serenamente. Addolorati per le ingiustizie che ancora affliggono la società moderna dobbiamo cercare di fare la nostra parte per migliorare la situazione nelle nostre possibilità.

Lorenzo Nardean, 4^A
La Francia e i paesi del Mediterraneo sono in guerra. E i loro cittadini sono tutti ostaggi. Come lo Stato Islamico ci tiene sotto assedio.
Gli avvenimenti del 13 novembre 2015 hanno riportato ancora una volta a galla la vulnerabilità dei Paesi occidentali, come era già successo a giugno per la strage in Tunisia e a gennaio per l’attentato alla rivista satirica Charlie Hebdo.
Questa volta però le vittime sono state 129. Il terrorismo dello Stato Islamico ha colpito il cuore dell’Europa.
Ci sentiamo minacciati e dobbiamo calcolare i nostri progetti in previsione di possibili attentati o attacchi terroristici, come è nell’obiettivo dei terroristi seminare il panico tra la popolazione.
“La Francia e i paesi del Mediterraneo sono in guerra. E i loro cittadini sono tutti ostaggi”, spiega il filosofo francese Etienne Balibar sulla rivista Open Democracy, Regno Unito.
“Nessuna guerra di religione, diciamolo chiaramente, ha le sue cause nella religione stessa: c’è sempre un substrato di oppressioni, conflitti di potere, strategie economiche. E ricchezze troppo grandi, e troppo grandi miserie. Ma quando la religione si appropria di questi conflitti, la crudeltà può superare ogni limite, perché il nemico diventa anatema.
Così sono nati mostri di barbarie che si alimentano di violenza, come appunto l’IS, con le decapitazioni, gli stupri di donne ridotte in schiavitù, la distruzione di tesori culturali dell’umanità.
Ma così proliferano anche le altre barbarie apparentemente più razionali, come la guerra dei droni del Presidente statunitense Barack Obama, che a quanto risulta uccide nove civili per ogni terrorista.”
Infatti gli attentati di Beirut e Parigi hanno fatto capire l’urgenza di combattere lo Stato islamico e risolvere la crisi siriana.
“L’obiettivo dei jihadisti – racconta Anthony Samrani su L’Orient – Le Jour (quotidiano libanese) – è di scatenare un conflitto tra sunniti e sciiti e far esplodere una guerra civile tra i francesi di religione musulmana e il resto della popolazione”
Di fronte a un nemico simile, è difficile per i Paesi occidentali difendersi. La Francia ha intensificato gli attacchi aerei nelle zone occupate dall’Is, e in molti hanno denunciato le linee guida seguite finora dalla Francia in politica estera, chiedendo un riavvicinamento alla Russia e all’Iran.
Come già detto da Etienne Balibar, non tutto è riconducibile a incomprensioni religiose, ma è difficile capire cosa spinga i terroristi ad agire in questo modo.
Nel trattato “La gestione del caos”, scritto da Abu Bakr Naji si può leggere: “se una località turistica frequentata dai crociati viene colpita, tutte le località turistiche del mondo dovranno adottare misure di sicurezza aggiuntive, che comportano un enorme aumento delle spese”.
Con questi strumenti i Jihadisti vogliono logorare i nostri Paesi, che più si chiudono in loro stessi, più fanno gli interessi dei Jihadisti. Tuttavia è sbagliato pensare che queste milizie agiscano per riportare il mondo nel Medioevo; il loro obiettivo è quello di cambiare e salvare il mondo.
Per contrattaccare lo Stato islamico è necessario in primo luogo comprenderlo: capire perché attira a sé così tanti giovani, con quali promesse e con quali garanzie.
Di fronte a questo scenario Etienne Balibar propone queste soluzioni:
“Il riprestino dell’efficacia del diritto internazionale, e di conseguenza dell’autorità delle Nazioni Unite, annientate dalle pretese unilateraliste.
Occorre dunque risuscitare le idee di sicurezza collettiva e di prevenzione dei conflitti, che presuppone la rifondazione dell’ONU, dando maggior potere alle coalizioni regionali di stati.

Cappellazzo Giacomo San Donà di Piave, 5 dicembre 2015
Classe 4^A

Alla luce dei recenti fatti che hanno preso corso in tutta l’Europa nell’ultimo periodo sorgono spontanee delle domande che si possono definire indecidibili. Come possiamo combattere il terrorismo? Come possiamo proteggerci da queste violente azioni senza spiegazione? Come fa una società composta di culture e religioni differenti a degenerare nella paura del diverso?
Il rettore dell’università di Firenze Luigi Dei descrive il terrorismo come un “devastante morbo” che deve essere combattuto da “tutti coloro che hanno a cuore le sorti del popolo europeo e della democrazia”. Le recenti azioni terroristiche, attribuite all’ISIS (Islamic State of Iraq and the Levant), ci tolgono la libertà di vivere i nostri costumi, la nostra cultura e la nostra vita, perché la paura e il terrore che diffondono ci impediscono di essere lucidi e reattivi per rispondere in modo corretto e ponderato a questi devastanti gesti. La guerra contro il terrorismo non è da combattere con le armi e con i raid aerei ma è da portare avanti attraverso la politica e la diplomazia, creando una logistica internazionale contro un nemico comune. Per placare il terrorismo è necessario agire sugli interessi economici globali, che comprendono in primo luogo i militanti islamici ma anche le lobby delle armi da fuoco, società che si arricchiscono speculando sulla vita delle persone e sul terrore generale. La Russia il 2 dicembre 2015 ha preso posizione in questo senso, rifiutando di commerciare gas naturali con la Turchia di Erdogan infatti il presidente Vladimir Putin afferma che la leadership turca deve “pentirsi di ciò che ha fatto” poiché ha commerciato con i terroristi. Possiamo quindi capire che l’azione terroristica non ha un reale ideale religioso o sociale ma ha obiettivi economici, che vengono camuffati con dottrine fondamentaliste che non ammettono discussione e dialogo. Nella mentalità attuale, quando pensiamo a gruppi radicali islamici violenti, ci riconduciamo subito alla “Jihad”. Questa parola viene tradotta sbrigativamente come “guerra santa” e viene utilizzata come pretesto per creare disordine e disagio ma in realtà dovrebbe esprime l’idea di “sforzarsi e applicarsi in un obiettivo” che può essere rappresentato dalla lotta contro il male e l’ingiustizia. La popolazione europea non deve commettere l’errore di considerare tutti i musulmani pericolosi, perché la maggior parte non propugnano il concetto di “Jihad” armata ma cercano di usarlo per migliorare la società, nella quale vivono e viviamo. L’Europa in questo periodo, dove i valori fondamentali di libertà e felicità vengono un po’ a mancare a cause del terrore e della cattiveria, deve costruire strutture forti basate sulla tolleranza cercando di individuare i musulmani con buoni valori e discriminando gli estremisti poiché hanno un pensiero vuoto e perverso che non ammette idee e concetti diversi o contrastanti. Gli attacchi in una Francia multiculturale e multietnica hanno indignato l’intero mondo, perché venivano intaccati gli ideali fondamentali della democrazia che possono essere descritti con le parole libertà, uguaglianza e fraternità, simbolo dei francesi ma anche della popolazione europea. Avendo la fortuna di avere la cultura a portata di mano e di vivere in un paese libero, dobbiamo combattere la nostra personale crociata contro il terrorismo, sfruttando al massimo le occasioni che ci vengono date e cercando nel piccolo di partecipare attivamente alla creazione di una giustizia universale che condanni tutti i soprusi e i fondamentalismi. Per costruire un pensiero forte che non si leghi a basi di verità precostruite e insane è necessario informarsi e confrontarsi con altre persone per costruire un ideologia basata sul pensiero critico, pragmatico e maturo in grado di analizzare la realtà ultima e di scegliere l’alternativa corretta. Gli stati europei se voglio sradicare i fondamentalismi devo rendere il più trasparente possibile le informazioni e le notizie “facendo esaminare tutto con la ragione” come affermava il francese Pierre Charron nel 1601. Gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 sono stati caratterizzati da cinque kamikaze ed è molto difficile riuscire a convincersi che cinque persone si siano fatte esplodere per una causa considerata da tutto il mondo sbagliata. La coscienza di queste cinque persone è stata alienata ed eliminata completamente con un indottrinamento spietato e inumano. I media li descrivono come persone che avevano vissuto nella normalità e nella società europea e attraverso internet sono venuti a contatto con queste cellule terroristiche e dopo un addestramento nelle milizie in Siria sono diventati diversi, senza scrupoli capaci di uccidere 129 esseri umani e farsi esplodere per essere ricordati e per raggiungere il loro “paradiso”. I media e internet prendono quindi un ruolo centrale perché sono in grado di influenzare l’opinione pubblica, ma posso anche amplificare la reazione facendo il gioco dei terroristi, infatti il loro obiettivo è logorare la società occidentale e alienare la nostra visione della libertà, come succede nel film “L’Onda” di Dennis Gansel. I terroristi sono lontani dalla realtà hanno staticità di pensiero e non riescono a sviluppare idee mature. Per sfuggire a questo pericolo dobbiamo avere un pensiero libero, perfettibile e in grado di evolvere, come scriveva Cartesio nelle “Discorso sul metodo”. Il vuoto di pensiero e un ambiente socio-economico degradante, nel contesto del totalitarismo terroristico, porta a credere ad un’unica idea e ad un unico concetto pilotato da un altro. La formazione, che non è indottrinamento di un individuo, si concretizza come elemento fondamentale per essere distaccati dalle convinzioni assurde dell’ISIS e grazie alle esperienze fatte sulla “carta” possiamo avere un pensiero forte. Il presidente francese Hollande afferma che bisogna “studiare per amore della vita” e Mattarella propone di “stimolare la cultura” per rendere l’Unione Europea libera e protagonista. Gli europei devono difendere il patrimonio dell’umanità e l’integrità delle persone attraverso la tolleranza, intesa come integrazione e non come sopportazione (Michel De Montaigne). Per sradicare i fanatismi dalla vita delle persone diventa necessario costruire una società utopistica dove l’armonia del dialogo e l’accettazione della diversità convivono, creando le condizioni per permettere all’uomo, e ai terroristi, di uscire dallo “stato di minorità”, idee già anticipate da Pierre Bayle e Immanuel Kant nel XVI secolo. Si può affermare che l’educazione alla cittadinanza e la creazione del senso assoluto della giustizia possono essere una soluzione. Una società movimentata e diversa come la nostra ha un senso di giustizia comune? Aristotele affermava che la giustizia è un insieme di valori condivisi che rappresentano un possesso comune a tutta l’umanità. La giustizia diventa intangibile quindi si può definire come un’ opinione su ciò che è giusto e su ciò che è sbagliato e si trasforma in qualcosa di relativo che dipende dal contesto in cui ci si trova ma alcuni valori fondamentali, tra i quali vita, libertà, felicità, devo essere garantiti a tutti gli esseri umani solo perché respirano. Tutte le persone dovrebbero chiedere alla propria coscienza, sede della giustizia per Averroè, se gli attentati rispettano i valori fondamentali delle persone e quindi esprimersi con convinzione su questi sconvolgenti avvenimenti.
Un’altra strada è l’iniziativa dei cittadini per superare le frontiere e le contrapposizioni tra le credenze e gli interessi della comunità, il che presuppone innanzitutto la possibilità di esprimersi sulla pubblica piazza. Serve che gli occidentali e gli orientali costruiscano insieme un linguaggio nuovo, assumendosi il rischio di parlare gli uni per gli altri.”
Nel frattempo l’unica mossa da parte della Francia è stata quella di intensificare i raid aerei. Questo non compensa il fatto che paesi come Australia, Arabia Saudita, Barhein, Emirati Arabi Uniti e Giordania abbiano smesso di bombardare, mentre il nuovo governo canadese ha deciso di ritirare i suoi aerei dall’Iraq e Siria. Quindi per il futuro possiamo aspettarci altre tragedie.
Le proposte di Etienne Balibar sono concrete e in questo momento possono aiutarci a risolvere questa situazione di vero e proprio assedio, dal momento che il disimpegno non è una strategia attuabile (non è presentabile all’opinione pubblica e ci metterebbe in una posizione difficile con i nostri alleati mediorientali).
La vera svolta deve partire dall’educazione alla cittadinanza, alla giustizia e alla legalità.
I seguaci dei partiti jihadisti provengono da situazioni lontane dalla realtà, in cui manca uno scambio e un confronto culturale il più libero e ampio possibile.
“Bisogna studiare per amore della vita e della cultura”, come ha scritto il Presidente Hollande per l’elogio funebre di Valeria Soresin, una delle vittime degli attentati del 13 novembre.
I giovani cittadini devono essere aperti alla tolleranza, così in futuro si eviteranno conflitti come quelli che ci spaventano in questi giorni.

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