Alla ricerca del vero

L’auctoritas nel mirino

Pazzia o non pazzia?

Alla ricerca della verità

M. de Cervantes, Shakespeare, Moliere, tre grandi artisti del Seicento europeo, trasmettono innovazione in un secolo ancorato a stereotipi e soffocato da Inquisizione e censura.

Il sistema culturale viene messo in discussione e il dubbio si insinua nelle menti indagatrici di verità, divenendo motore di ricerca e di riflessione.

Spesso si approda in amletiche situazioni tragiche o nell’ilarità di chisciotteschi comportamenti folli, per non parlare di immaginarie malattie molieriane.

Far cadere le maschere e le ipocrisie significa auspicare la formazione di un’opinione pubblica quasi assente in quel tempo e la tecnica dello straniamento è quella più gettonata.

Il tutto si conclude in paradossi e ambiguità, in visioni relative dell’esistenza che, pur denunciando l’irresolutezza della verità, inducono il lettore a porsi le domande giuste.

La prof.

 

Vi aspetto ragazzi…al lavoro!

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Una risposta a Alla ricerca del vero

  1. pieraisgro ha detto:

    Passarella Davide, Chinellato Nicolò 4^A

    Tre opere a confronto

    Un viaggio nel ‘600 europeo fra dubbi e pazzia

    Dalla tragedia shakesperiana alla comicità di Moliére

    L’Amleto di Shakespeare, il Don Chisciotte di M.de Cervantes e il Malato Immaginario di Moliére, entrambe opere scritte nel ‘600, vengono messe a confronto.

    Nei tre scritti sono presenti degli elementi ricorrenti in tutti i componimenti dell’epoca.
    Una tematica che compare frequentemente nei tre classici è il dubbio, simbolo del diciassettesimo secolo.
    Nell’Amleto di Shakespeare, il protagonista viene assalito dai dubbi esistenziali. Egli si interroga se vale la pena di stare al mondo quando esso è popolato da ingiustizie, ma allo stesso tempo ha paura del mistero di una vita ultraterrena.
    Nel Don Chisciotte di Miguel de Cervantes viene invece messo in discussione il sistema cavalleresco, con una buona dose d’ironia. I cavalieri spagnoli vengono fatti passare per dei fanatici, mettendo in discussione, e talvolta in ridicolo, i loro comportamenti che ovviamente rappresentano gli stereotipi da superare.
    L’ironia pervade anche “Il malato immaginario” del francese Moliére che, con le sue ipocondrie esasperate, rende comico il racconto. Nel libro vengono messe in dubbio la vocazione e l’onestà dei medici, i quali sfruttano l’ignoranza delle persone per arricchirsi.
    Un altro aspetto fondamentale da discutere è la pazzia.
    Ne “ l’Amleto”, il principe protagonista si finge pazzo per riuscire ad indagare sulla morte del padre. Il rendere pazzo il protagonista delle opere era una strategia molto usata dagli artisti del tempo, per non incorrere nella censura e nell’Inquisizione.
    Nel Don Chisciotte il protagonista impazzisce realmente, ma in una maniera completamente comica. Questa pazzia infatti lo porta, ad esempio, a scambiare dei semplici mulini a vento per dei mostruosi giganti da combattere, simbolo del male.
    Nel terzo libro preso in esame, non esiste una vera e propria pazzia, ma le situazioni vengono talmente esasperate da far sembrare il protagonista un allocco.
    L’opera di Shakespeare, rispetto alle altre due, appare molto più cruda e tragica, con un finale straziante, ma che regala al protagonista la giusta vendetta.
    L’allegra opera di Moliére pare la più ottimista delle tre, in quanto il personaggio principale Argante, servendosi di uno stratagemma, scopre chi veramente gli vuole bene e chi no, e alla fine trova una soluzione al suo problema.
    Il romanzo di de Cervantes invece presenta uno svolgimento comico e allegro, salvo poi avere un finale agrodolce, poiché il protagonista finalmente rinsavisce, ma così facendo rinuncia a tutti i suoi sogni.

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